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La nave delle armi in porto a Genova, i manifestanti: “Vergogna”, presidio concluso alle 15 fotogallery

Fischi e slogan gridati in banchina, non lontano dal terminal Gmt, dal Collettivo autonomo lavoratori portuali

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Stamani. E’ cominciato alle 7 di questa mattina il presidio indetto dal collettivo autonomo lavoratori portuali contro l’arrivo della Bahri Yanbu. I manifestanti, un centianio, hanno bloccato il varco Etiopia, che consente di accedere al terminal Gmt dove alle 11 è attraccato il cargo saudita.

Presidio al varco Etiopia contro nave armi

La nave, dopo le proteste dello scorso maggio, carica a Genova solo materiali civili. Ma il problema, secondo gli organizzatori è un altro: anche se dopo la mobilitazione di maggio la Bahri a Genova non carica più armi, nella sua pancia ci sono armamenti ed esplosivi destinati alla guerra in Yemen che da anni sta facendo strage di migliaia civili.

Non solo: la legge 185/1990 vieta espressamente non solo il traffico di armi verso i Paesi che come l’Arabia Saudita in Yemen non rispetta i diritti umani ed anche il transito di questi armamenti.

Alla mobilitazione non ha partecipato questa volta la Cgil, che ha scelto venerdì una protesta politica in Prefettura per chiedere l’intervento del Governo. Partecipano invece il coordinamento delle sinistre di opposizione di Genova (Partito Comunista dei Lavoratori, Sinistra Anticapitalista, Resistenze Internazionali, Rifondazione Comunista), Amnesty international, Emergency e i sindacati Usb e Si.Cobas.

Al momento dell’attracco della nave sono stati accesi alcuni fumogeni e lanciati in cielo razzi di segnalazione ma il presidio si è svolto senza tensione. A fine mattinata una delegazione di lavoratori e sindacalisti ha incontrato al terminal Gmt

il responsabile sindacale per la sicurezza del terminal Gmt per chiedere se i lavoratori siano stati informati rispetto al tipo di carico della nave e sui rischi per la sicurezza. La richiesta di proporre ai marittimi di astenersi dalla prestazione lavorativa a bordo della nave invece, dopo un momento in cui sembrava potesse essere accolta, è caduta nel vuoto. Poco dopo il presidio è stato sciolto. “Per oggi abbiamo fatto ciò che ci eravamo ripromessi – spiega Riccardo Rudino del Calp – purtrppo rispetto all’obiezione di coscienza hanno prevalso alla fine le ragioni del terminal e la nave ha imbarcato quello che doveva imbarcare. Ora ragioneremo sul futuro, è una battaglia complicata ma che intendiamo portare avanti”.
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