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Lirica for dummies: Adriana Lecouvreur al Teatro Carlo Felice

L'opera di Cilea è in scena dal 12 al 16 febbraio

Genova. L’ultima rappresentazione a Genova risale a prima dell’inaugurazione del Teatro Carlo Felice, nel lontano 1989 al Teatro Margherita. Adriana Lecouvreur di Francesco Cilea, che debutta mercoledì 12 febbraio alle 20, merita un particolare interesse proprio per il fatto che è un titolo poco battuto nel repertorio tradizionale dei teatri, in cui le opere di inizio del Novecento sembrano essere un po’ dimenticate.

L’allestimento proposto dal Teatro Carlo Felice è quello dell’Associazione Lirica Concertistica Italiana, già visto altrove, con la regia, le scene e i costumi di Ivan Stefanutti. A dirigere l’orchestra il maestro Valerio Galli. L’opera è in scena sino al 16 febbraio (il 12, 13 e 14 alle 20, il 15 e il 16 alle 15).

La trama

La vicenda è parecchio complessa, ispirata a una donna realmente esistita: l’attrice Adrienne Lecouvreur, regina delle scene teatrali parigine degli inizi del Settecento che morì in modo prematuro e misterioso, forse avvelenata. A grandi linee la trama si svolge attorno a una contesa amorosa particolare rispetto al classico cliché operistico in cui sono due uomini (tenore e baritono) a condendersi l’amore di una donna. In questo caso si tratta di due donne – Adriana Lecouvreur (soprano) e la principessa di Bouillon (mezzosoprano) – in lotta per un uomo, Maurizio il conte di Sassonia (tenore). Non raccontiamo troppo, ma vi invitiamo a fare attenzione a due elementi scenici che saranno determinanti: un braccialetto perso alla fine del secondo atto e un mazzo di violette che ricorre nel primo, nel secondo e nel quarto e ultimo atto.

“Un’opera elegante e ricca di melodie bellissime – afferma Valerio Galli – Cilea fece un percorso particolare, partendo da un repertorio verista e poi abbandonato quasi subito”. Un’opera in cui la protagonista deve avere un carisma non comune, ma anche la voce e il fisico giusto. Non a caso è stato il cavallo di battaglia di alcune dive.

Ivan Stefanutti precisa che, malgrado l’ambientazione non sia quella librettistica del Settecento, viene ripresa ogni indicazione degli autori: “Mi sono ispirato alle dive di fine Ottocento, attrici di teatro che a breve distanza sono poi passate al cinema. In praticolare a Lyda Borelli, protagonista di Rapsodia Satanica“. In sostanza è stato tutto spostato al 1902, anno del debutto dell’opera stessa. “Non ci sono incongruenze – chiarisce il regista – tutto succede come previsto. Ci sarà un colpo di scena estetico finale”.

La contesa amorosa evidentemente piaceva a tal punto a Cilea, che la inserisce anche nelle rappresentazioni teatrali che vengono messe in scena all’interno dell’opera: il teatro, essendo Adriana un’attrice, si vede sul palco stesso. “Tutto quello che è citato riguarda la contesa – spiega Stefanutti – nel primo atto lei recita Bajazet di Racine, che racconta appunto di una donna che è desiderata da due uomini, anche la citazione di Fedra, nel secondo atto, si rifà all’amore della donna per il suo figliastro pur essendo sposata con il padre”.

Fabio Armiliato, che Maurizio l’ha interpretato tante volte (la prima 26 anni fa a Buenos Aires), è tornato con grande emozione nella Genova della sua amata, l’indimenticata soprano Daniela Dessì e ribadisce che è un’opera bellissima e tutta da scoprire.

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I brani famosi

Ecco: respiro appena… Io son l’umile ancella (atto I), romanza di Adriana. Qui nell’interpretazione di Mirella Freni

Acerba voluttà (atto II) aria della principessa

L’intermezzo sinfonico del quarto atto, per capire l’eleganza della musica di Cilea