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La vita ai confini del cantiere, tra gru e detriti via Porro resiste: “Ora certezze sul parco del ponte” fotogallery

Chiusa la partita indennizzi, tra le priorità del comitato di quartiere anche la sicurezza stradale e il recupero della ex palestra. "Il viadotto che prende forma? Ormai siamo abituati"

Genova. Sono le 12e40 e nella cucina di un appartamento all’ultimo piano del civico 3 di via Porro alcuni spinaci sul fuoco e la finestra aperta. Il rumore dell’acqua che bolle quasi sovrasta quello dei mezzi di cantiere. Le gru cingolate stanno sollevando in quota l’impalcato 13-14. Sul balcone panni stesi e sullo sfondo l’elicoide ingabbiata da ponteggi, le gru, le ruspe, il nuovo ponte di Genova che prende forma. Ma anche i 60 mila metri quadri di detriti del vecchio viadotto coperti da enormi teli bianchi e altre montagne di detriti, quelli dello smarino del parco ferroviario, vecchia conoscenza del quartiere.

Via Porro e via Fillak a due passi dal cantiere del ponte

“Là sotto c’è tutto il moncone del Morandi abbattuto a giugno oltre alle case demolite qui vicino, avrebbero dovuto portare via il materiale in queste settimane, ma forse Autostrade al momento ha altri problemi da gestire, speriamo bene”, dice Antonio Lillo, pensionato residente in via Porro, nuovo presidente del comitato dei residenti ai confini della zona rossa da quando quello precedente Fabrizio Belotti si è buttato in politica.

Lillo allarga le braccia e sorride amaro. Ormai lui e gli altri abitanti della zona – circa 300 nuclei familiari – si sono abituati alla presenza di tutto ciò che riguarda il vecchio e il nuovo ponte. La parola resilienza, usata spesso a sproposito, tra i muri di questi palazzi ha un significato più che concreto.

Via Porro e via Fillak a due passi dal cantiere del ponte

Attivismo. C’è una comunità intera che porta avanti una quotidianità convivendo con la madre di tutte le opere. Nei mesi scorsi questa comunità ha battagliato per vedersi risarcita economicamente dei disagi legati al cantiere di demolizione prima (con le polveri, i rumori incessanti, i passaggi di mezzi pesanti) e di ricostruzione poi (più sostenibili, ma comunque impattanti giorno e notte), ma oggi si trova a constatare che l’attenzione nei loro confronti ha standard più che accettabili. “Pensavamo che ci saremmo ammalati per le polveri – scherzano altri residenti, membri del comitato – invece ci troveremo con i reumatismi, i mezzi di PerGenova passano in continuazione a bagnare e lavare le strade, forse ancora di più ora che non ce ne sarebbe bisogno”.

L’incognita sottoponte. Quello che preoccupa il comitato, oggi, non è il disagio “comprensibile” legato a un cantiere vissuto come se fosse su uno schermo h24 – “Non abbiamo quasi mai visto passare un operaio, non abbiamo quasi mai avuto rapporti con i costruttori tranne quando ci hanno consentito di allacciarci gratuitamente alla loro linea elettrica per le luci nel nostro tendone” – bensì al futuro di questa enclave tra Sampierdarena e Certosa, quartiere di mezzo anche quando il Morandi era in piedi. “La nostra preoccupazione è già indirizzata a quello che sarà il sottoponte – afferma Antonio Lillo – il masterplan firmato da Boeri è un progetto ambizioso ma per ora è finanziato solo parzialmente e non è chiaro chi scenderà in campo per metterci i soldi”.

A.A.A. Vendesi. Le aspettative sono alte. In via Porro, via Capello, via Fillak, via Frassinello e dintorni si spera che con la fine dei lavori per il ponte e con qualche certezza in più sull’attuazione del progetto del “cerchio rosso” si sblocchi anche un mercato immobiliare completamente immobilizzato. “Ci sono alcune case in vendita a prezzi da investimento – spiegano i residenti – ma nessuno è ancora invogliato a comprare, non c’è fiducia su come le cose cambieranno in meglio, qui”.

Via Porro e via Fillak a due passi dal cantiere del ponte

Anche sul fronte del commercio c’è grande stallo. Alcuni negozi hanno abbassato le saracinesche dopo aver ottenuto gli indennizzi. Altri cercano di resistere. L’unica nuova attività, un supermercato Discount, lavora alla grande ma ha contribuito a mettere in difficoltà gli esercizi di vicinato superstiti. Ci sarà mai un momento di rinascita per questo angolo di Genova?

Il tendone del comitato. Nel frattempo nel quartier generale allestito in un cortile che era stato abbandonato, tra l’ultimo palazzo abitato e il primo disabitato e ancora in piedi in via Porro, il comitato si riunisce settimanalmente. Quadri alle pareti, striscioni che riportano alle settimane delle grandi proteste, una macchinetta per il caffè e qualche gioco da tavola. Il tendone è stato acquistato attraverso un autofinanziamento e con il supporto di Coop. “Organizziamo tombolate, piccole feste, attività per i bambini – racconta Antonio Lillo – le donne si danno appuntamento qui due volte alla settimana per chiacchierare e prendere il thé”. Il comitato ha incontri regolari con il sindaco Bucci e con i responsabili dell’Osservatorio sulla viabilità e la salute della struttura commissariale.

Il tema caldo, da qualche tempo, è la sicurezza stradale. “Abbiamo chiesto una migliore illuminazione, via Fillak di sera è desolata – denunciano i residenti – e quindi la strada diventa una pista per le corse, sarebbe necessario illuminare gli attraversamenti pedonali e installare sistemi di dissuasione dell’alta velocità”.

Via Porro e via Fillak a due passi dal cantiere del ponte

Ma il comitato batte il tempo agli enti interessati anche sul fronte della ex palestra. Che, di proprietà di Rfi, dovrebbe essere ceduta al Comune in nome di un accordo che vede coinvolta anche Hitachi. “Ma è tutto fermo per questioni burocratiche – dichiara Antonio Lillo – speriamo che si sblocchi anche quella partita”.

“Ha visto come stanno andando veloce?” dice un altro inquilino del civico 3, uscendo dal portone di casa e riferendosi alle lavorazioni del ponte. La sua voce rimbomba nella strada deserta. Bisogna salire sui terrazzi degli edifici di via Porro per scoprire che tutto intorno c’è il cantiere più famoso d’Italia. Da lì gli operai sono macchie gialle fosforescenti. Il viadotto ancora senza nome prende forma. “Non è questa bellezza…” osserva qualcuno. Certo neanche il Morandi era bello. Ma era un tipo.