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Gentrificazione a metà e turismo mordi e fuggi: per il centro storico il futuro è incerto

Per il sociologo urbano Agostino Petrillo la 'resistenza' dei caruggi alla turistificazione è dovuta all'assenza di una valorizzazione da parte del pubblico e dei privati

Genova. Circa 1200 appartamenti e 468 stanze singole: sono questi i numeri dell portale Airbnb nel solo Comune di Genova. Gli appartamenti sono in buona parte collocati nel centro storico, ma la cosiddetta gentrificazione resta, almeno per ora, a macchia di leopardo.

La gentrificazione è termine sociologico che indica la trasformazione di un quartiere popolare in quartiere di pregio, con un cambiamento nella tipologia di abitanti a causa all’aumento dei prezzi degli immobili. Secondo gli studiosi tuttavia (ne è un esempio il libro di Giovanni Semi, Tutte le città come Disneyland che dedica una parte a Genova) che resta incompiuta a differenza di quanto avvenuto in altri centri storici in Italia. D’altronde basta vedere come sono disposti i locali delle movida, come i piani alti di certi palazzi fatiscenti celino attici da sogno e come accanto a un vicolo diventato immobiliarmente appetibile ce ne sia un altro stretto e buio dove difficilmente qualcuno comprerebbe.

Per parlare delle peculiarità del centro storico di Genova e delle prospettive future Genova24 ha intervistato il sociologo urbano Agostino Petrillo, docente al Politecnico di Milano che ha partecipato a Genova alla presentazione del libro di Sarah Gainsforth ‘Airbnb città merce: storie di resistenza alla gentrificazione digitale” (DeriveApprodi, 2019).

A Genova una gentrificazione a macchia di leopardo quindi?
“Ci sono spinte e controspinte. Da una parte c’è un processo di svuotamento anche legato a una piccola bolla immobiliare che esiste in centro storico, una delle poche parti della città in cui gli affitti non solo resistono ma tengono anche a diventare più alti. Una bolla che non è alimentata solo dagli airbnb ma anche dalla presenza degli studenti e da un certo appeal turistico che bene o male il centro storico negli ultimi tempi ha cominciato ad avere. Tuttavia il centro storico di Genova non si presta molto a una completa gentrificazione che a Genova non è stata guidata da una mano pubblica o da una mano privata coerente. Abbiamo avuto una sorta di ricaduta lunga degli investimenti del 2004 legati a Genova capitale della Cultura che ha portato alla modificazione dei valori immobiliari e a una riqualificazione di un patrimonio che era in uno stato di conservazione molto mediocre ma sempre con una serie di iniziative legate a piccoli agenti immobiliari e realtà micro. Non c’è mai stato né un netto orientamento nell’amministrazione della città nel senso di una valorizzazione complessiva né una mano privata energica, né tantomeno un mix”.

Come si spiega l’assenza di una valorizzazione complessiva da parte del pubblico o del privato?
“Diciamo che per un’antica tradizione o pregiudizio raramente è stato visto il centro storico come un luogo in cui investire con un ritorno e anche quando è arrivato il momento in cui sembrava che questo fosse possibile gli investimenti sono stati fatti con molta riluttanza e privilegiando immobili che comunque si riteneva fossero di pregio rispetto ad altri. Per questa ragione il centro storico continua ad essere caratterizzato da una alta mixité anche perché certi edifici particolarmente degradati o i primi piani, quelli tradizionalmente più bui, sono anche difficilmente gestibili in termini di ampliamento di un’offerta di livello medio alto. Questo consente quindi il permanere di diverse anime che in alcune zone si vede molto bene come per esempio alla Maddalena, ma che resiste anche in altre zone. La mancanza di una politica chiara da parte dell’amministrazione ha anche fatto sì che gli interventi di tipo sicuritario o progetti assurdi come le cancellate a chiudere i vicoli non abbiamo mai davvero preso piede”.

Questo è un bene o un male?
“Per certi versi la mancanza una politica veramente mirata alla rivalorizzazione del centro storico ha permesso che venissero conservate quelle caratteristiche di mescolanza sociale che sono tipiche della città antica. E dall’altra parte ci sono segnali preoccupanti come la chiusura di una serie di piccole attività e di negozi che fanno addirittura pensare che sia in atto una sorta di contro-gentrificazione. Ci sono una serie di investitori che si stanno ritirando dalla scena della città perché i dati dimostrano come il turismo su Genova pur essendo aumentati i numeri in termini assoluti sia in realtà sempre più un turismo mordi e fuggi di due notti, due notti e mezza. Si tratta di un turismo che storicamente, come si è visto negli studi che hanno riguardato altre città, apporta poco all’economia. L’esempio classico sono croceristi che rappresentato un turismo che consuma la città dando poi poco in termini di ritorno economico”.

Quali sono le scelte che potrebbero migliorare la situazione?
“Chi volesse veramente pensare a un rilancio della città in termini di turismo dovrebbe approntare tutta una serie di infrastrutture di cui il turismo necessità per potersi sviluppare e non sperare che il turismo giunga come una manna dal cielo in una città sempre più decadente. Chi conosce le città tedesche sa per esempio che sono strutturate con un turismo meticolosamente organizzato che offre un ventaglio enorme di possibilità, possibilità che Genova con tutte le sue risorse di tipo storico, monumentale e turistico potrebbe tranquillamente disporre ma che vanno gestite in maniera da rientrare in una programmazione e in un’offerta complessiva. A Monaco di Baviera, dove ho fatto una ricerca qualche anno fa ricordo che venivano venduti i pacchetti turistici di non meno di una settimana e portavano i turisti a vedere fin l’ultima pietra, fin l’ultima fattoria dove fabbricavano la birra, un modello di turismo estremamente efficace”.

Qual è il futuro per il centro storico di Genova?
“In queste condizioni c’è il rischio consistente che da una parte la città si stabilizzi su flussi turistici più o meno consistenti perdendo la chance che oggettivamente ha di incrementarli anche in una maniera disciplinata dall’altro che finisca per esser preda di processi di svuotamento di museificazione del centro anche perché l’altra grande questione che distingue un po’ Genova dalle altre città italiane è la concentrazione della proprietà in poche mani. Soprattuto nel centro antico, gli immobili sono in gran parte in mano ad alcune grandi famiglie e alla Curia, il che rende più difficile che ci sia un moltiplicarsi di iniziative di singoli che favoriscano un implementazione dal basso del turismo”.

Non è la gentrificazione quindi il problema per Genova…
“Genova rischia di svuotarsi di suo moto proprio non per colpa del turismo perché ormai i dati sono tali che non si può nemmeno piu parlare di una città che si contrae ma bisogna parlare di una città che precipita e che rischia di estinguersi. Non mi pare che il turismo sia la principale minaccia, siamo al guado e non è chiaro se la turistificazione diventerà una componente importante e dall’altra questa gentrificazione anch’essa ha lasciato una serie di isole che possono ingrandire rimpicciolissi a seconda di come andranno le cose negli anni a venire”.