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Coronavirus, scuole chiuse e paura del contagio svuotano i bar del centro: “E’ come dopo il ponte Morandi” fotogallery

I gestori dei bar e dei locali preoccupati per il futuro. Le associazioni di categoria chiedono misure a sostegno

Genova. Gente per strada poca, seduta ai tavolini dei bar all’ora di pranzo ancora meno. L’effetto coronavirus a Genova si fa sentire per i pubblici esercizi ed è facile immaginare che le ripercussioni economiche arriveranno a stretto giro. Le prenotazioni alberghiere sono calate a picco per il prossimo fine settimana, azzerate tutte le feste di carnevale, le pentolacce e gli eventi pubblici, chiusi i teatri e di cinema ne restan pochi. Di turisti se ne vedono pochi, e i genovesi restano a casa a barcamenarsi tra smart working e figli a carico dato che le scuole sono chiuse. Insomma un quadro che al di là del panico che ha svuotato i supermercati, è ampiamente desolante.

“Lunedì ancora abbiamo lavorato quasi normalmente, ma questi ultimi due giorni sono stati pesanti” – racconta Veronica Di Pietro del bar Paradise di vico Canneto il Curto guardando i tavolini semideserti del locale rinnovato da poco. “La gente sta a casa perché ha i figli a carico, e molte aziende come mi ha raccontato un mio cliente che lavora per una multinazionale americana dicono ai lavoratori di non uscire”. E così all’ora di pranzo sbirciando dentro i locali tra piazza De Ferrari e via XX Settembre, di solito affollatissimi si notano moltissimi posti vuoti: dal Mc Donald’s al Murena, dalla Bottega del Caffè al Moody, le code in cassa per pagare o per ordinare un caffè sono un ricordo.

“E’ come dopo il ponte Morandi – dice preoccupata Francesca Amato del bar De Ferrari di via Petrarca – non si vede nessuno. Già il periodo dopo le feste natalizie è il più difficile, ma così non ce lo aspettavamo proprio e temiamo fortemente per il periodo Pasquale”. Si arrabbia Francesca che come tutti sente gli infettivologi tranquillizzare le persone a quanto pare inutilmente: “Alle fine è solo un’influenza, e a morire sono le persone anziane e già debilitate. Eppure tutti si chiudono in casa”.

Al bar Super Kiwi di via San Matteo la pausa pranzo è invece affollata come al solito: “Abbiamo una clientela fissa a pranzo che continua a venire – raconta una delle titolari – mentre al mattino c’è meno gente e alle 18 dopo il lavoro scappano invece tutti”.

Come dire, si sta in giro lo stretto necessario, poi si torna a casa in una sorta di autocoprifuoco serale.Il presidente di Confcommercio Genova Paolo Odone parla in una nota di “panico che uccide le nostre imprese”. Le richieste della categoria al Governo vanno dalle proroghe delle scadenze fiscali e contributive alla moratoria sui mutui, dall’utilizzo degli strumenti di cassa integrazione e del fondo di integrazione salariale anche in favore dei dipendenti di micro e piccole imprese fino a un sistema di indennità per i lavoratori autonomi.

Marina Porotto, presidente regionale Fipe Giovani, che fa capo ad Ascom, gestisce due bar in centro storico. Mentre affetta le verdure risponde a decine di telefonate di suoi colleghi preoccupati: “In questo momento i primi che hanno subito il danno sono gli albergatori con le disdette che hanno ricevuto in questi giorni – spiega – ovviamente a catena il danno ricadrà sui pubblici esercizi: nonostante possano contare su una clientela interna il danno sarà ingente. Attendendo l’evoluzione della situazione sanitaria regionale – aggiunge – siamo vicini alle nostre imprese e come associazione di categoria siamo seduti a tutti i tavoli tecnici con Regione a portare le istanze dei nostri associati e per trovare soluzioni economiche che consentano una ripresa”.