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Coronavirus, obbligo quarantena per chi torna dalla Cina. “Possibile infezione anche con test negativo”

Nuove disposizioni del ministero della salute, gli esperti avvertono: "Il virus potrebbe non essere rilevabile"

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Roma. Obbligo di quarantena “fiduciaria” domiciliare per chi torna da un viaggio in Cina negli ultimi 14 giorni e “sorveglianza attiva” per chi è stato nelle aree a rischio, cioè nel paese asiatico così come indicato dall’Oms, con obbligo di segnalazione alle autorità sanitarie locali al proprio rientro in Italia. Questo quanto dispone il ministero della Salute con l’ordinanza firmata oggi in seguito ai casi in Lombardia.

Secondo uno studio cinese condotto su 18 pazienti, la quantità di coronavirus presente nel naso e nella gola dei pazienti asintomatici può raggiungere livelli paragonabili a quelli dei malati con sintomi, rendendoli potenzialmente infettivi. I risultati, pubblicati in una lettera al New England of Medicine, dimostrano che la quantità di virus raggiunge il picco subito dopo la comparsa dei primi sintomi, con livelli più alti nel naso che in gola.

Inoltre, secondo uno studio italiano, risulta possibile essere negativi al test dopo avere avuto un’infezione da coronavirus. Lo rileva Giorgio Palù, ordinario di Microbiologia e Virologia dell’ Università di Padova, dopo il caso del dipendente della Mae di Fiorenzuola d’Arda (Piacenza) attualmente isolato nell’ospedale Sacco di Milano, risultato negativo al tampone. Ci sono diversi motivi per i quali questo può accadere e al momento non ci sono elementi sufficienti per preferire un’ipotesi a un’altra, dice l’esperto.

“Come tutti i test, anche quello per il coronavirus è suscettibile al prelievo“, dipende cioè dal punto in cui è stato fatto il prelievo con il tampone, per esempio se dalla gola o dal naso. “E’ possibile che l’infezione sia passata dalle vie aeree superficiali a quelle profonde”, ha osservato l’esperto. Le ipotesi in campo sono comunque diverse e al momento non ci sono elementi per decidere quale sia la più valida. Non si può quindi escludere che “quando l’uomo ha fatto il test non aveva più virus rilevabile”, o che il contagio sia avvenuto dopo un contatto con un’altra persona o ancora in modo indiretto, per contato con oggetti esposti al virus.