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Coronavirus, il porto di Genova si prepara alla batosta. “Ma il pericolo contagio non arriva dal mare”

Signorini: "Avremo contrazioni significative per il blocco della produzione in Cina". Ma preoccupano i possibili contatti con le aree a rischio in Lombardia

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Genova. “Cosa mi preoccupa? Il blocco della produzione nel Far East, che fortunatamente sembra in leggera ripartenza ma è stato estremamente forte. Nei prossimi due o tre mesi avremo contrazioni significative di alcuni punti percentuali”. Il presidente del porto Paolo Emilio Signorini conferma le previsioni negative legate all’emergenza coronavirus. Al momento sono “oltre una decina” le linee di navigazione da e per la Cina interrotte dalle compagnie, un taglio destinato a pesare vistosamente sull’import-export che dipende per il 20% dal paese di origine della malattia.

Questo per quanto riguarda l’aspetto economico. “Ma dal punto di vista della salute la principale fonte di contagio arriverebbe dalla terra più che dal mare“, spiega Signorini. A destare preoccupazione, infatti, sono i possibili punti di contatto con le zone a rischio in Lombardia, che sono anche aree produttive da cui partono importanti volumi di merci. E ovviamente autotrasportatori.

Tanto che negli scorsi giorni un camionista proveniente dal Lodigiano avrebbe scatenato il panico al terminal Psa di Pra’ prima di allontanarsi col proprio mezzo. Il clima di tensione, insomma, si vive sulle banchine anche se per ora non risultano casi sotto osservazione.

Sulle misure di prevenzione, spiega Signorini, “è già stata siglata un’intesa durante il comitato portuale”. Si parla di mascherine protettive e soprattutto gel alcolici di cui i vari datori di lavoro che operano in ambito portuale dovrebbero dotarsi per abbassare il rischio in via preventiva. La preoccupazione più grande però “è mantenere l’attività lavorativa. La nostra situazione è molto particolare perché il porto vive essenzialmente di transito, e dal punto di vista della diffusione di un virus è particolarmente esposto alla criticità”.

Tradotto in parole più semplici: nel remoto caso in cui a Genova si sviluppasse un focolaio e scattassero le misure restrittive imposte dal Governo, si rischierebbe il blocco di alcune attività del porto. “Per questo abbiamo deciso di istituire un tavolo tecnico per tutta la durata dell’emergenza – continua Signorini – in modo da attuare giorno per giorno un monitoraggio costante di quello che succede e proporre misure specifiche a Regione e Governo”.

Ad esempio, se venisse interdetta la dogana, l’Autorità portuale chiede di creare un ambiente sanificato per i controlli sulle merci senza doverle bloccare. O ancora, mitigare le eventuali limitazioni all’autotrasporto che avrebbero un impatto disastroso sui traffici (e sul traffico, in ottica cittadina).

Un altro aspetto critico è quello delle crociere. Nelle prossime ore arriverà a Genova la Msc Opera, la prima a toccare lo scalo dall’istituzione della zona rossa dopo essere partita il 17 febbraio alla volta delle isole greche. Ma cosa accadrebbe se a bordo ci fossero persone provenienti dalle aree di contagio, che nulla sapevano al momento di salpare?

“Non ci risultano casi simili per quanto riguarda le prossime navi in arrivo – spiega Signorini – ma se si presentasse l’eventualità la procedura sarebbe questa: il comandante dovrebbe informare la capitaneria, a quel punto la nave verrebbe fatta ormeggiare in un sito idoneo per un periodo più o meno lungo in attesa di accertamenti, come era accaduto a Civitavecchia“.