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Coronavirus, genovesi spaccati su “scuole aperte” e “scuole chiuse”. Toti: “Salute prima di tutto”

50,3% vs 49,7% nel sondaggio che abbiamo lanciato su Facebook. Le istituzioni decideranno domenica quando avranno a disposizione il maggior numero possibile di dati scientifici

Scuola studenti classe

Genova. Sicuramente tra chi dice “scuole chiuse” ci sono studenti a cui non sembra vero di farsi un’altra settimana di vacanza o nonni che improvvisamente possono avere sottomano i propri nipotini no stop, così come sicuramente tra chi dice “scuole aperte” ci sono genitori sull’orlo di una crisi di nervi e insegnanti preoccupati per lo svolgimento dei programmi. Come dire, chi ha votato al sondaggio lanciato sulla pagina Facebook da Genova24 non necessariamente ha basato il suo voto sugli elementi di prevenzione e salute.

Una cosa è certa: la questione è divisiva. Il risultato ha visto una sostanziale parità tra chi vorrebbe che la prossima settimana la Regione Liguria abbassasse le misure dell’ordinanza Coronavirus – e riaprisse le scuole – e chi invece preferirebbe che le scuole di ogni ordine e grado restassero chiuse per altri 7 giorni. Per la precisioni, su 4486 voti, il 50,3% ha optato per scuole chiuse e il 49,7% per scuole aperte.

Premettendo che la decisione sarà presa dagli organi deputati a farlo sulla base di evidenze scientifiche – e lo stesso presidente della Regione Liguria Giovanni Toti ha dichiarato che si deciderà soltanto domenica per avere più dati medici possibile a disposizione – e premettendo che il sondaggio Facebook è uno strumento di coinvolgimento per la nostra community di lettori, le posizioni espresse dai genovesi nei loro commenti sono variegate e, nella maggior parte dei casi, ragionate.

Tra i sostenitori di scuole aperte c’è ad esempio Simona, che dice “Io personalmente, purtroppo, non lavoro ma capisco il disagio che si crea a genitori che lavorano e non hanno nessuno a cui lasciare i figli”, oppure Stefano: “Vediamo di aprirle e tanti saluti. Intanto nel caso ai bambini gliela abbiamo passata noi genitori andando a lavorare ed avendo contatti con colleghi e fornitori che prendono treni, autobus ecc..” o ancora “scuole chiuse ma palestre/attività sportive tranquillamente aperte! E il problema sarebbero le scuole?? Mi tasto se ci sono”. Elio lancia un’osservazione condivisa da molti: “Cosa servono chiuse se poi sono tutti in giro o nei bar?”.

Laura e gli altri invece credono che la chiusura dovrebbe essere prorogata. “Sulla base di cosa si dovrebbe passare all’apertura? Ah sì siamo passati da 0 a 14 infettati. Vediamo come si sviluppa e che effetti reali ha. Una settimana è troppo poco per definirlo”, o ancora Nadia: “Una settimana potrebbe essere insufficiente, cerchiamo di pensare alle persone a rischio, prendere delle precauzioni aiuta anche loro. Quando smetteremo di pensare solo a noi stessi e avere un maggior senso civico forse il mondo sarebbe diverso”. E poi Alessia, studentessa: “Non perché non voglio andare a scuola ma secondo me questa settimana è stato inutile chiuderle, invece la prossima bisognerebbe farlo visto i contagi che cominciano ad esserci anche qui”. Qualcuno, come Cristina, lancia un’ipotesi di compromesso: “Chiudere almeno le università, di sicuro molti studenti vengono da fuori Liguria”.

Esperti come Giancarlo Icardi e Matteo Bassetti, infettivologi del team convocato dall’unità di crisi dell’Università di Genova, a una settimana dall’inizio dell’emergenza nazionale sostengono che “almeno in Liguria, al momento non c’è alcun rischio di propagare il contagio da Coronavirus” e quindi “sarebbe il caso di tornare al più presto alla normalità”, scuole comprese, ma precisano che “la decisione sarà di tipo politico”. Filippo Ansaldi, altro medico del team, chiarisce anche un altro aspetto rispondendo alla domanda: “Perché aprirle ora che qualche caso esiste?”. Perché – dice l’esperto – “abbiamo accumulato una settimana di esperienza, abbiamo imparato quale sia l’impatto del virus”.

Il presidente Toti poche ore fa ha lanciato il tweet che vede qui sopra, in cui ribadisce a oggi non ci sono certezze sulla riapertura o chiusura ma che la priorità è la salute dei cittadini. Intanto, per quando le scuole saranno riaperte, la Regione ha inviato una nota esplicativa su come ci si dovrà comportare in caso di assenze che perdurino da prima che scattasse l’ordinanza: inoltre l’assenza per malattia va considerata limitatamente ai giorni di frequenza scolastica, ovvero, da lunedì a venerdì, escludendo dal conteggio sabato e festivi, se nella stessa settimana. Il certificato medico non è necessario se l’assenza è riferibile al solo periodo di chiusura della scuola prevista da ordinanza, anche per periodi superiori a 5 giorni.

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