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Banca Carige, sospetti sui crediti deteriorati: la procura di Milano indaga per aggiotaggio

L'indagine punta a capire se ci sia stata alterazione del mercato da parte degli amministratori prima del commissariamento

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Milano. La procura di Milano ha aperto un’indagine per manipolazione del mercato su Carige per la mancata comunicazione nella prima semestrale del 2018 della necessità di svalutare crediti per centinaia di milioni. L’inchiesta per aggiotaggio è coordinata dal pm Paolo Filippini e dell’aggiunto Maurizio Romanelli e nasce da una denuncia sulla semestrale e sulla gestione dell’istituto prima del commissariamento, depositata prima dell’estate dai Malacalza.

Da quanto si è appreso agli atti del fascicolo ci sarebbe della documentazione acquisita presso la Consob e l’indagine punta a capire se ci sia stata alterazione del mercato da parte degli amministratori prima del commissariamento, in relazione a informazioni non veritiere sui non performing loan (crediti in sofferenza).

In seguito all’ispezione Bce su Carige tra aprile e agosto 2018 l’istituto aveva poi recepito rettifiche sui crediti nei conti dei 9 mesi del 2018 per oltre 219 milioni e ha quindi ha deliberato l’aumento di capitale da 400 milioni. In quell’occasione è intervenuto per la prima volta sull’istituto ligure il Fondo interbancario per la tutela dei depositi, sottoscrivendo il bond subordinato della banca per 320 milioni. Nei piani prospettati inizialmente il subordinato avrebbe dovuto essere convertito nell’ambito dell’aumento di capitale portato al voto nell’assemblea degli azionisti del 22 dicembre 2018. Ma in quell’occasione l’assenza fondamentale del voto dei Malacalza, che chiedeva approfondimenti sull’intera vicenda, aveva fatto saltare la delibera e Carige è stata poi commissariata da Bce il 2 gennaio 2019.

La ricapitalizzazione, che nel frattempo è salita a 700 milioni, oltre ad altri 200 milioni di rafforzamento patrimoniale tramite un nuovo bond subordinato, è stata poi approvata nell’assemblea degli azionisti del 22 settembre 2019 ed eseguita a dicembre, con il sostegno oltre che del Fitd tramite lo Schema volontario – che aveva sottoscritto il subordinato – anche tramite la parte obbligatoria e l’intervento del nuovo azionista Cassa centrale banca, che ha sottoscritto anche opzioni per rilevare le quote del Fondo.

Con la nomina a fine gennaio 2020 del nuovo consiglio di amministrazione di Carige espressione del Fitd e di Ccb, l’istituto non è più commissariato. Il titolo resta invece sospeso dalle contrattazioni di Borsa. Prima dell’assemblea del 2019 sull’aumento i commissari Carige erano stati interpellati sul tema della prima semestrale 2018 anche dalla Consob e nella documentazione per i soci avevano affermato che “sulla base degli elementi” presi in considerazione non erano “in condizioni di affermare” che la relazione “sia stata determinata in conformità ai principi contabili di riferimento applicabili all’informativa finanziaria infra-annuale (IAS 34)”.

Carige è stata guidata dall’amministratore delegato Paolo Fiorentino fino a settembre del 2018, mentre il consiglio di amministrazione della banca era decaduto a fine agosto dopo una raffica di dimissioni. Il primo a lasciare per divergenze sulla governance era stato a giugno 2018 l’autorevole presidente Giuseppe Tesauro, già presidente della corte costituzionale, mentre a luglio se ne era andato il primo azionista Vittorio Malacalza, allora al 20% (poi a settembre 2018 la Malacalza Investimenti è salita a oltre il 27%, mentre oggi ha poco più del 2%). Nell’assemblea del 20 settembre 2018, dopo una sfida con la lista sostenuta da Raffaele Mincione, Gabriele Volpi e Aldo Spinelli, è poi prevalsa la lista presentata dai Malacalza, con la nomina di Pietro Modiano presidente e Fabio Innocenzi come amministratore delegato.