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14 febbraio, il San Valentino “sociale” degli sfollati del Morandi a un anno e mezzo dal disastro

Da comitato ad associazione, inaugureranno un’aula per lo studio nella scuola Morante al Cige. "Potremo essere anche in piazza ma solo se non ci saranno strumentalizzazioni"

Genova. La scorsa estate hanno smesso di essere comitato e sono diventati un’associazione vera e propria. Tra un mese si riuniranno per rinnovare le cariche. Nel frattempo continuano a essere attivi, a partire da quelle chat su whatsapp nate nell’emergenza di dover abbandonare le proprie case e oggi ancora utilizzate per sentirsi parte di una comunità.

Gli sfollati di via Porro non sono più sotto i riflettori, come era auspicabile che fosse visto che i loro problemi maggiori sono rientrati ormai da tempo, ma esistono e collaborano per aiutare i quartieri colpiti dal crollo del ponte Morandi. E così, in questo 14 febbraio 2020, a un anno e mezzo dal disastro, celebreranno un San Valentino tutto sociale, inaugurando l’aula polivalente della scuola Elsa Morante, nella zona popolare del Cige, in via Linneo.

Solidarietà. “Abbiamo contribuito ad allestire questo spazio – spiega Franco Ravera, tuttora presidente – e deciso di farlo confrontandoci e ascoltando le richieste di aiuto che ci sono state girate dal municipio Valpolcevera, con cui collaboriamo”. Da cittadini senza una casa a cittadini a disposizione del territorio. “A noi interessa supportare iniziative he siano gratuite, pubbliche e aperte ai cittadini”, precisano dall’associazione che con i soldi raccolti grazie alla solidarietà di tante persone ha acquistato un’ambulanza per la Croce Rosa di Rivarolo, pagato borse di studio, sostenuto lavori in altre scuole della zona. E non è finita. Nel futuro c’è un progetto che riguarda la sanità sulla possibilità di fare effettuare dei test gratuiti a chi abita o ha abitato nei pressi del ponte abbattuto e ora nei pressi del cantiere.

In questo weekend l’associazione degli sfollati porterà quindi avanti le proprie iniziative, senza ribalte, ma non è escluso che a titolo personale qualcuno degli esponenti possa partecipare alle due manifestazioni organizzate in città, il volantinaggio fissato per la mattina del 14 febbraio al casello di Genova Ovest, promosso dal comitato Ricordo vittime di ponte Morandi e quello del 15 febbraio messo insieme dal gruppo Facebook Autostrade Chiare. “D’altronde è un discorso che ci interessa da sempre, da ben prima rispetto al 2018 – dice Franco Ravera – quello che non ci interessa è prendere parte a iniziative che possano essere invece strumentalizzate, politicamente o meno”.

Gli sfollati di ponte Morandi sono stati circa 600. L’80% di loro, a un anno e mezzo dal crollo, è tornato a vivere in Valpolcevera, tra Certosa, Sampierdarena, Teglia e Rivarolo. Gli altri si sono diretti sul centro storico, qualcuno a levante e nelle altre vallate. In misura minore nel ponente cittadino. Franco Ravera si è trasferito in Val Bisagno. “Un’altra zona della città con problematiche importanti legate alla fragilità idrogeologica e alle infrastrutture, penso al viadotto Bisagno – afferma – proprio sulla quest’ultima questione devo dire che osservando come Autostrade sta portando avanti il dialogo con la cittadinanza possiamo almeno notare che il disastro del Morandi ha portato a un diverso atteggiamento da parte di Aspi, noi cittadini di via Porro abbiamo per anni chiesto di parlare con la società concessionaria prima che crollasse il ponte, per problematiche come i cantieri, la caduta di calcestruzzo e altro ma non ci siamo mai riusciti se non attraverso una commissione consiliare”.