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Un Barbiere di Siviglia ammiccante conquista il pubblico del Teatro Carlo Felice fotogallery

I tre motivi per andare a vederlo e un punto debole

Genova. Occhiolini, inviti ad applaudire ancora, smorfie e mossette, addirittura una frase in genovese concessa fuori dal libretto. Non si può dire che questo Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini in scena al Teatro Carlo Felice di Genova sino al 21 gennaio, non ammicchi al pubblico.

Ieri sera la prima, terminata con un buon successo, dell’allestimento del Teatro San Carlo di Napoli con la direzione di Alvise Casellati, la regia di Filippo Crivelli (con l’assistenza di Marco Castagnoli), le scenografie di Emanuele Luzzati e i costumi di Santuzza Calì.

Per la trama e per avere un’introduzione generale sull’opera vi rimandiamo al nostro Lirica for dummies.

Qui i tre motivi per andarlo a vedere:

Il titolo stesso

L’abbiamo già detto, ma il Barbiere di Siviglia è un’opera che nel bagaglio culturale di ognuno di noi non dovrebbe mancare. Sono già parecchie le melodie che resteranno in testa anche dopo la fine della rappresentazione, melodie che hanno oltrepassato la nicchia dei melomani, ma sono diventate patrimonio popolare. Le circa tre ore (intervallo compreso) di durata non spaventino, scivolano via allegramente.

I cantanti-attori

Il cast è stato particolarmente apprezzato. In particolare la Rosina di Annalisa Stroppa e il Figaro di Alessandro Luongo hanno ricevuto le maggiori ovazioni, ma molti applausi sono stati ottenuti anche dal don Bartolo di Paolo Bordogna, dal don Basilio di Giorgio Giuseppini e dal conte di Almaviva interpretato da René Barbera. Luongo ha dimostrato di avere una grande presenza scenica, ma tutti sono stati all’altezza dei ruoli che richiedevano anche un’interpretazione attoriale non indifferente. Nelle arie più note i protagonisti non hanno deluso, compresa la Berta di Simona Capua.

L’allestimento e la regia

Una scenografia classica quella di Emanuele Luzzati, ma davvero una gioia per gli occhi. Si vede che risale al 1998, quando ancora probabilmente non si badava a spese. Gli azulejos che “arredano” le pareti interne del palazzo di don Bartolo nel secondo atto sono splendidi, ma anche gli esterni del primo atto, con la finestra da cui si affaccia Rosina, non sono da meno. Gli oggetti in scena e gli elementi di arredamento giocano inoltre una parte importantissima per l’azione dei cantanti: dalla chitarra che contiene gli strumenti del mestiere di Figaro, al telaio di ricamo a tamburo, sino alla seduta per fare la barba.

Un punto debole

L’impressione che abbiamo avuto, in alcuni momenti della rappresentazione, è stata di una non perfetta aderenza nei tempi tra parole e musica soprattutto nelle parti d’assieme in cui era richiesta particolare velocità nel cantare.