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“The Black Bag”, il gruppo di giovani genovesi che ogni settimana pulisce una spiaggia fotogallery

L'avventura di cinque ragazzi che cercano volontari e puntano a creare una no-profit: "Vogliamo impegnarci per tutta la città, facciamo sul serio"

Genova. Si chiama “The Black Bag”, il sacco nero – quello della rumenta giusto per capirci – ed è un gruppo di ragazzi genovesi, tutti sotto i trent’anni, che hanno deciso di far fronte comune contro la sporcizia e il degrado. Da un mese ogni domenica si vedono per pulire una spiaggia nel territorio cittadino. Non vogliono nulla in cambio. E promettono di fare sul serio.

“Siamo pochi ma vogliamo fare le cose in grande”, assicura Ludovica Squadrilli, 28 anni, di professione graphic designer con uno studio in proprio. Ad avviare con lei l’avventura sono stati Andrea Canepa, Mattia Filippone, Marco Pitto (24 anni) e Federico Santi (25). “Ogni domenica ci incontriamo e decidiamo come organizzarci, ognuno di noi ha un ruolo ben definito. Abbiamo una persona preposta al monitoraggio delle spiagge che valuta dove agire immediatamente, soprattutto dopo le mareggiate”.

Il prossimo appuntamento è domenica alle 14 a Punta Vagno, tra corso Italia e la Foce. “Chiunque voglia aiutare è il benvenuto”, precisa Ludovica. Basta armarsi di sacchi, borse rigide e strumenti adatti a raccogliere rifiuti, ma soprattutto guanti “perché spesso abbiamo trovato anche siringhe”. Alle prime uscite, oltre ai cinque fondatori, si sono già uniti altri volontari e l’obiettivo naturalmente è quello di ampliare il più possibile la squadra.

“Siamo tutti amici della stessa compagnia, ci siamo trovati a parlare di quanto fossimo scontenti della sporcizia e così abbiamo deciso di metterci la faccia e agire”, spiega Ludovica. Per ora si tratta di un gruppo spontaneo senza una vera struttura. Su Facebook esiste già una pagina che gestisce gli eventi in programma e che a poco a poco si riempirà di contenuti. Ma il quintetto sta lavorando per creare una vera e propria organizzazione no-profit. “In questo modo avremo più possibilità di ottenere permessi, agevolazioni, aiuti da fornitori e ditte”.

Oltre alle braccia dei volontari, ad esempio, il problema è trovare personale specializzato disponibile a raccogliere dopo la pulizia ciò che non si può buttare nei cassonetti, per evitare soprattutto che il mare se le possa riprendere. “Facciamo un appello ad Amiu perché ci dia una mano, ma anche a ditte private che siano disponibili ad aiutarci gratuitamente”. Sulle spiagge genovesi, in effetti, si trova di tutto. “A Sturla – raccontano – abbiamo recuperato un’intera moto d’epoca, ma anche ferro, polistirolo, tubi, pneumatici, gomma da scarpe. Per la plastica siamo organizzati, ma smaltire questi materiali può essere un problema”.

Per il futuro ci sono tanti progetti in cantiere. “Abbiamo tre target – riassume Squadrilli – il primo sono i giovani della nostra generazione, i nostri coetanei. Poi i bambini, e abbiamo già idee di iniziative da portare nelle scuole. Infine gli anziani, chi più chi meno ha del tempo da spendere e molti sono già venuti a conoscerci, anche solo per ringraziarci e portarci un caffè”. E poi spiagge, per ora, ma non solo: “Partiamo da lì per evitare che la spazzatura depositata venga riportata via dalle mareggiate ma il nostro progetto, per quanto agli inizi, prevederà anche città e aree verdi. Sì, vogliamo fare davvero le cose in grande”.