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Tempo scaduto: la revoca della concessione ad Autostrade è questione di giorni

Venerdì il consiglio dei ministri, possibile via libera definitivo. Ma resta alta la tensione nella maggioranza con Italia Viva e parte del Pd

Roma. Gli indizi ci sono tutti. Il presidente del consiglio Giuseppe Conte che la definisce “inevitabile”, la ministra De Micheli che fa pressioni a Zingaretti per capire da che parte stia il partito, il M5s che spende almeno una dichiarazione al giorno sul tema. Venerdì si riunisce il consiglio dei ministri e potrebbe essere la volta buona per il via libera alla revoca della concessione ad Autostrade. E se non sarà questa settimana, sarà comunque la prossima o quella dopo. Le indiscrezioni in arrivo dai palazzi romani, del resto, confermano che entro gennaio la decisione sarà presa.

Che le cose debbano andare così lo sanno anche i due principali stakeholder coinvolti. Da una parte Atlantia, holding che controlla Aspi, pronta a vendere una parte consistente del proprio patrimonio di beni e società per scongiurare il fallimento già paventato pubblicamente dai suoi vertici. Dall’altra Anas, ente che subentrerà nella gestione come previsto dal Milleproroghe, dove le manovre sono in corso da tempo. Come aveva spiegato Genova24, l’ostacolo principale è lo “scudo penale” che i manager (a cominciare dal presidente, il genovese Claudio Andrea Gemme, all’epoca in lizza per il posto di commissario poi toccato a Bucci) chiedono per evitare guai giudiziari in caso di crolli o incidenti imputabili alle mancate manutenzioni degli attuali concessionari.

Starà a Conte e ai suoi collaboratori sbrogliare la matassa dal punto di vista tecnico. Il Governo è ormai orientato alla mossa “punitiva”, ma cercherà di rimetterci il meno possibile. Sulla partita delle concessioni, grazie alla norma approvata con il Milleproroghe, il rischio di un contenzioso da 23 miliardi di euro, sembra essersi ridimensionato, con un potenziale indennizzo che al massimo arriverebbe a 7 miliardi, una cifra decisamente più gestibile. A meno che non si riesca a dimostrare un’inadempienza da parte di Autostrade talmente grave da pregiudicare alla base il contratto stesso, rendendolo di fatto nullo. In tal caso si parlerebbe più propriamente di decadenza, a costo zero.

Ma i conti, si sa, vanno fatti con l’oste, che al momento è ancora Autostrade per l’Italia, che potrebbe rilanciare la sua posizione con la pubblicazione del nuovo piano industriale, che secondo i rumors sarà all’insegna di investimenti e manutenzioni miliardarie. Una mossa che potrebbe rafforzare l’ipotesi di una modifica delle concessioni, pur senza la totale revoca: domani si riunirà il Cda per quella che per molti, invece, potrebbe essere l’ultima carta di Aspi in questa “lotta per la vita”, che se persa porterebbe al probabile collasso di un impero economico e finanziario.

Ma il garbuglio è anche (e forse soprattutto) politico. Perché se i Cinque Stelle sono già pronti a cantare vittoria per la personale battaglia contro Autostrade, dall’altra parte il centrosinistra è diviso al suo interno. Gli ex renziani rimasti nel partito storcono il naso di fronte al taglio secco della concessione, mentre Italia Viva ha promesso le barricate in Parlamento e i loro numeri alle camere non sono ininfluenti per la tenuta del governo. Comunque sia, ormai il dado è tratto. Stavolta è davvero questione di giorni.