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Teatro Nazionale di Genova, inizia l’era Livermore: genio e “regolatezza” foto

Il nuovo direttore punta anche a conquistare la numerosa comunità ecuadoriana presente in città

Genova. Davide Livermore si presenta con cravatta e fazzoletto da taschino viola in un venerdì 17, sprezzante di tutte le superstizioni legate a date e colori per il teatro: “Mariangela Melato faceva bene a bandirlo, ma è il mio colore preferito e la valenza che aveva, legata alla quaresima, è una storia finita, ne ho il sospetto”, dice.

In un’affollatissima conferenza stampa, il nuovo direttore del Teatro Nazionale di Genova conquista sia per il modo brillante e anticonformista che ha di porsi nei confronti di chi lo ascolta, sia per le poche linee programmatiche che ha avuto modo di esprimere.

“Voglio fare in modo che Genova abbia un teatro adeguato alle sue ambizioni”, chiude così, ma prima traccia qualche punto fermo: inaugurazione di stagione il 12 ottobre, il giorno del Columbus Day “che fa parte della storia di questa città”, l’istituzione di un premio Ivo Chiesa, che verrà consegnato ogni anno nel giorno del compleanno dell’indimenticato direttore del Teatro Stabile (il 22 dicembre 2020 ricorre proprio il centenario dalla nascita) e una programmazione che comprenda anche opere in lingua originale per coinvolgere anche la grande comunità ecuadoriana presente in città.

Da grande regista d’opera qual è (è stato l’unico insieme a Ronconi ad aprire per due anni di fila la stagione della Scala di Milano), chiede subito al sovrintendente del Teatro Carlo Felice Claudio Orazi, seduto in prima fila, un appuntamento per avviare una sinergia, ottenendo una risposta immediata: “Non aspettiamo altro”.

Non dimentica di ringraziare Giorgio Gallione e Marco Sciaccaluga, i due registi ‘stabili’ del Teatro Nazionale, il primo per averlo anche fatto recitare a inizio carriera, il secondo per l’alta qualità mantenuta in questi anni: “cercherò di fare meno danni possibili”.

Spiega la sua scelta in questo modo: “Sono un artista, non sono abituato alle comfort zone, così ho deciso di accettare mettendo mano pesantemente al mio calendario”. Si fa anche la domanda con un’ottima cadenza genovese, prima di dare la risposta: “E belin perché lo fa? Perché sono pazzo del teatro pubblico, che ha un grande impatto, perché mi interessa sporcarmi le mani”.

Parla di voler conoscere e partire dal territorio, ma guardando all’internazionalità. E dall’alto della sua esperienza può farlo davvero. Non è un caso che Alessandro Giglio, presidente del Teatro Nazionale, colui che è stato il primo aggancio per portarlo a Genova, lo abbia presentato come una figura molto pop nell’accezione migliore del termine, “che unisce grande cultura al coinvolgimento del pubblico”. Non è un caso che la sua Elena di Euripide a Siracusa fu vista da 70 mila persone.

Livermore si definisce un grande lavoratore e rifugge dalla definizione di genio, perché non si sente come uno da guizzo improvviso e Giglio allora conia la definizione genio e regolatezza, per una vera e propria star del settore, pronto a rafforzare ulteriormente il nome di un Teatro che ha già una storia e una forza “enorme, anche grazie all’esperienza delle persone che lavorano qui, inequiparabile con nessun’altra struttura in Italia”, evidenzia il presidente.

Lavoro, lavoro, lavoro, ma non in una torre d’avorio: “Mi piacerebbe legare con azioni piratesche il cuore del teatro di avanguardia con la voglia di invadere la città e il territorio, anche nei social – aggiunge Livermore, che rassicura sul fatto che sia possibile esercitare questo ruolo nonostante tutti gli impegni da regista – l’80% sovrintendenti a livello europeo è anche regista. Dietro la schiena ho il nome del teatro e quindi il fatto di girare il mondo può portare a creare coproduzioni importanti con attenzione al budget. Io sono uno di quelli che era stato costretto a fare spettacoli con una sedia, conosco tutte le problematiche di una produzione. Fare il regista aiuta a far funzionare la macchina, ma posso anche dire che grazie alla tecnologia, si può discutere anche a distanza”.

Marco Bucci, sindaco di Genova, gli dona una spilla con la bandiera di San Giorgio e lui la indossa, promettendo che la terrà sempre se lo vedrà alle prime. “Siamo contenti e orgogliosi – afferma il sindaco – nella nostra visione di città Teatro Nazionale e Carlo Felice sono sullo stesso piedistallo. La cultura determina i comportamenti puntuali dei cittadini e fa da attrazione per chi vuole venire a vivere e lavorare qui. Per noi è un investimento che migliora il modo di vivere in città e alla lunga diventa risparmio economico. Ogni euro investito in cultura ne porta 5 sul territorio ed è importante per gli sponsor”.

Il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti anticipa che presto ci saranno novità anche per potenziare il Teatro Carlo Felice, sottolineando che la cultura è un settore su cui l’Ente ha puntato molto: “La scelta di Livermore è di qualità e arricchisce la città, la cui capacità di attrazione è anche fatta dall’offerta complessiva”.

“Una nuova sfida per Teatro, Città e Regione – dichiara l’assessore regionale alla Cultura Ilaria Cavo – vogliamo andare avanti con questo grande nome. Il fatto che il Mibact abbia riconosciuto a fine anno un progetto speciale del Teatro Nazionale, finanziandolo, rappresenta per noi un in bocca al lupo per questo nuovo corso”.

“Ora abbiamo tutte le carte in regola per fare un balzo verso l’internazionalizzazione del Teatro”, è convinta Barbara Grosso, assessore alla Cultura del Comune di Genova.

Una nuova produzione e una ripresa saranno, dal punto di vista contrattuale, gli impegni da regista di Livermore a Genova. Il nuovo direttore spiega anche che patisce il fatto che “le ultime generazioni di pubblico non abbiano mai visto un Macbeth scritto da Shakespeare. Non si può tagliare un capolavoro. Ciò non vuol dire farlo classico, ma con regie potentissime che trasmettono oggi la potenza di quella scrittura”.