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Shoah, l’allarme dell’esperta: “Non si parla più di fascismo, tra i giovani ignoranza spaventosa” foto

Seduta solenne del consiglio regionale, il rabbino capo: "Segre contro via Almirante? Ha ragione"

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Genova. “C’è un’ignoranza spaventosa dal punto di vista storico che attraversa soprattutto le generazioni dei 30-40enni. Nelle famiglie si parla pochissimo, non c’è più l’eredità di una storia dell’antifascismo, di cosa sono stati il fascismo e le deportazioni. I ragazzi leggono sempre meno, è tutto affidato alla scuola e purtroppo la scuola subisce tagli sulle ore di insegnamento”. A lanciare l’allarme è Laura Fontana, rappresentante per l’Italia al Memorial de la Shoah di Parigi, che ha tenuto la relazione durante la seduta solenne del consiglio regionale in memoria dell’Olocausto.

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Secondo Fontana, storica esperta del genocidio ebraico “non parlare dell’antifascismo è un grosso errore perché vuol dire che i ragazzi fanno fatica a pesare le parole, senza collegarle a concetti politici ed etici”. Ed è principalmente ai tanti giovani presenti nell’aula consiliare di via Fieschi che è stato indirizzato il suo intervento: “Oggi parlo del rischio di usare le immagini della Shoah, che sono documenti storici, come simboli o icone. Un simbolo è qualcosa di universale, che riguarda tutti, e se riguarda tutti non riguarda più nessuno, e se tu guardi quell’immagine non ti provoca più un trauma”.

“Abbiamo il dovere della memoria, ma dobbiamo anche cercare di interpretare il presente. I segnali di antisemitismo tornano a manifestarsi. Bisogna conoscere meglio chi sono gli ebrei e interpretare i problemi per evitare che si trovino false risposte attraverso il razzismo e l’antisemitismo. Nel mondo ci sono non solo segnali ma eventi, fatti di violenza che in Italia per fortuna non si sono manifestati”, ha detto Giuseppe Momigliano, rabbino capo della comunità ebraica di Genova.

A testimoniare il legame opposto tra antifascismo e antisemitismo anche il recente caso di Verona, dove è scoppiata la polemica dopo la decisione del Comune di intitolare una via a Giorgio Almirante, atto che la senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ai campi di concentramento, ha definito “incompatibile” con la cittadinanza onoraria a lei tributata: “Ha perfettamente ragione – commenta Momigliano – la memoria dei fatti significa anche ricordare chi ha partecipato da una parte e dall’altra. Almirante ha avuto una carriera politica dopo, ma quello che è stato prima nella partecipazione a sostenere le leggi razziali non può essere dimenticato”.

Della stessa opinione Laura Fontana: “Credo che un’amministrazione pubblica, qualunque essa sia, ha un dovere di responsabilità nei confronti del proprio passato e del proprio presente. Un gesto non è mai neutro, non è che uno intitola una via e finisce lì: vuol dire che gli dà un significato di attualità che per forza di cose travisa anche il passato. Mi permetto di dire che sarebbe un errore abbastanza significativo”.