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Regionali Liguria, ultimatum in casa M5s: la prossima settimana decisione sull’alleanza

Tensione al tavolo tra i parlamentari e l'ex ministro Toninelli, ai primi di febbraio la resa dei conti con Alice Salvatore

Genova. Si racconta che al vertice romano tra i parlamentari liguri del M5s e Danilo Toninelli qualcuno abbia alzato la voce. Al tavolo non c’era il reggente Vito Crimi, diversamente da quanto previsto. Il successore di Luigi Di Maio ha preferito mandare avanti l’ex ministro dei trasporti a difendere la linea di Alice Salvatore, messa giù con qualche ornamento ma invariata nella sostanza: l’alleanza col centrosinistra non è semplice come sembra e comunque non converrebbe al movimento. E lì la delegazione avrebbe dato evidenti segni di fastidio. Tutto rinviato alla prossima settimana quando sarà convocata anche lei, la candidata scelta dal popolo di Rousseau, che ovviamente non intende fare dietrofront.

Ormai è una vera e propria fronda quella interna ai cinque stelle. La corrente maggioritaria, fiaccata dalle pressioni del Pd e dei suoi alleati, sta iniziando a perdere la pazienza. Deputati e senatori, fatta eccezione per Matteo Mantero, sono tutti a favore del matrimonio giallorosso e sanno che adesso la partita più importante devono giocarla loro con la dirigenza del movimento. Tra i consiglieri regionali solo Marco De Ferrari supporta la corsa ormai solitaria di Alice Salvatore. Ai livelli inferiori la frattura è più o meno marcata, ma sembra che la linea prevalente sia comunque quella di fare fronte comune contro il blocco di Giovanni Toti.

A detta di molti la prima settimana di febbraio sarà quella decisiva. Un secondo vertice nella capitale vedrà confrontarsi tutti gli attori chiave del Movimento 5 Stelle: i parlamentari eletti in Liguria, i consiglieri regionali, il reggente Vito Crimi e il facilitatore per le campagne elettorali Danilo Toninelli. E probabilmente anche Alice Salvatore, attesa numero uno per quella che sarà una sorta di resa dei conti finale.

La data non c’è ancora, ma nessuno intende andare oltre il 10 febbraio, scadenza quasi perentoria posta dal Pd. Se passerà la mozione pro alleanza, l’ultima parola potrebbe spettare ai manovratori dietro le quinte (difficile pensare che Beppe Grillo non abbia un ruolo diretto). Poi, da regolamento, dovranno esprimersi gli iscritti su Rousseau. Giova qui ricordare che al primo turno Salvatore ha preso il 48% dei voti, quindi meno della metà. All’adunata generale, del resto, potrebbe presentarsi qualche utente in più rispetto ai 761 delle Regionarie.

Nel frattempo oscillano le quotazioni di Ferruccio Sansa come papabile candidato numero uno, gradito a buona parte del centrosinistra e del Movimento 5 Stelle. Il suo principale sfidante è Aristide Massardo, ex preside di ingegneria a Genova: il suo progetto politico Oltre ha già ricevuto endorsement convinti da molti esponenti politici del campo progressista e della società civile, ma la maggior parte di loro preferisce restare nell’ombra. A spingere il suo nome, però, potrebbero essere alcune conoscenze in comune con Beppe Grillo. E questo potrebbe volgere a suo favore visto che il candidato sarà inteso come emanazione del M5s e non del Pd.

Sullo sfondo resta Paolo Comanducci, l’attuale rettore dell’università, che rispetto ai primi due metterebbe d’accordo anche l’ala più conservatrice della coalizione, quella renziana. E poi una serie di volti della società civile, spesso tirati nella mischia per amicizie personali più che per reale condivisione con tutte le forze in gioco. Infine la suggestione Andrea Orlando, il vice di Zingaretti, una carta che il centrosinistra sarebbe pronto a giocarsi qualora la trattativa per l’alleanza andasse a monte. Stanti così le cose, un’ipotesi decisamente prematura.