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Perché anche a Genova sono comparsi striscioni che invitano a “liberare i macachi” foto

In zona mura della Marina. C'entrano le sperimentazioni sui disturbi visivi e le Università di Parma e Torino, che però parlano di fake news

Genova. Sono comparsi a Genova, a Savona e in una trentina di altre città, gli striscioni che invitano il ministro della Salute a “bloccare l’esperimento sui macachi di Parma”. La campagna è portata avanti da mesi dagli attivisti antivivisezionisti del Coordinamento Macachi Liberi e difficilmente si fermerà visto che le Università di Torino e Parma sono coinvolte in un esperimento della durata di 5 anni sui deficit visivi umani causati da traumi.

“I macachi saranno accecati e soppressi a fine esperimento”, affermano gli attivisti in una nota che sta circolando su media e social network. Ma già in passato dall’Università e da Research4Life, il team che sta seguendo il progetto, sono arrivate smentite e accuse di diffusione di fake news. Secondo gli scienziati gli animali non saranno accecati o soppressi ma al più subiranno la formazione di una macchia oculare e questo, spiegano, servirà a portare avanti la ricerca su patologie che rendono non vedenti migliaia di persone con traumi al cervello.

La versione del coordinamento Macachi Liberi è un po’ più cruda di così. “I primati sono stabulati a Parma e l’esperimento “Lightup – Turning the cortically blind brain to see”, dopo una prima prima fase di addestramento è già passato alla fase invasiva che prevede un intervento molto doloroso alla corteccia cerebrale per limitare al minimo la vista e studiarne i deficit”, spiegano. L’esperimento ha ottenuto un finanziamento per due milioni di euro di fondi pubblici dall’European Research Council.

Secondo gli animalisti gli studi sugli animali sono costosi e non portano a risultati efficaci. “Uno studio simile condotto nel 2017 su esseri umani è costato “solo” 20mila euro, non abbastanza per riempire le tasche dei vivisettori. Chiediamo che questi animali siano liberati e affidati ad un centro di recupero e chiediamo al Ministero della Salute una ricerca scientifica etica, sicura ed efficace condotta con i già esistenti metodi sostitutivi. Sempre e comunque nel rispetto di ogni forma di vita”.

Lo scorso 7 giugno si è tenuto un sopralluogo ispettivo a sorpresa da parte del Ministero presso gli stabulari dell’Università di Parma – riporta l’agenzia Ansa – e gli ispettori non hanno riportato alcuna anomalia di rilievo.