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Lirica for Dummies: Il Barbiere di Siviglia, ovvero l’opera da cui i neofiti dovrebbero iniziare

La "bibbia" dell'opera buffa con tantissimi brani celebri

Genova. Non avremmo potuto dirlo meglio del maestro Alvise Casellati, che sarà sul podio per dirigerlo al Teatro Carlo Felice dal 15 al 21 gennaio (qui gli orari): “Il Barbiere di Siviglia è il titolo con cui chi non ha mai visto l’opera dovrebbe cominciare“. Il capolavoro di Gioachino Rossini, secondo Casellati, condivide questa popolarità che è anche didattica, insieme all’Elisir d’Amore di Gaetano Donizetti.

Non è un caso che sia una delle opere più famose ed eseguite al mondo. Il nostro consueto Lirica for dummies ha quindi ancora maggiori responsabilità. Ci affidiamo ancora alle parole di Casellati, che elogia “La commistione tra nota e parola di rara precisione e la rara astuzia musicale di Rossini”. Il Barbiere di Siviglia è stato innovatore perché da quel momento altri compositori hanno fatto tesoro per esempio dei duetti scritti prevedendo parlato e canto, ma soprattutto quest’opera è diventata “La Bibbia dell’opera buffa“, da cui tutti hanno attinto. Solo per fare un esempio: è don Basilio, un prete, maestro di musica di Rosina (protagonista femminile dell’opera e innamorata del conte d’Almaviva), a suggerire a don Bartolo (tutore innamorato della stessa Rosina) di screditare e di calunniare il Conte, infamandolo agli occhi dell’opinione pubblica. Il fatto di rappresentare a Roma una situazione di questo tipo, ben 204 anni fa, era una bella presa in giro.

L’opera buffa si è sviluppata inizialmente a Napoli nella prima metà del XVIII secolo, e da lì si è diffusa in tutta Italia. Ha in Rossini uno dei compositori d’opera che l’ha resa famosa in tutto il mondo (insieme a Mozart e Donizetti). Era pensata per un pubblico più normale, con problemi più comuni rispetto alla nobiltà, con storie in cui il pubblico si poteva immedesimare. Le scene comiche, i recitativi con parole finalmente comprensibili a tutti, ne decretarono l’immediato successo.

Non è un caso che Casellati parli di un’esperienza culturale importante, ma da vivere come intrattenimento. Del resto l’opera è la vera musica pop italiana: “Chiunque, anche chi è stonato – dice – è in grado di riconoscere una bella voce e l’esperienza dell’opera deve essere vissuta anche dai più giovani. Il Barbiere è il titolo ideale”.

All’epoca, tra l’altro, Rossini ebbe parecchio coraggio ad accettare la proposta di portare in scena Il Barbiere di Siviglia, visto che il libretto era già stato musicato con successo da Giovanni Paisiello. Il giovane compositore si affrettò a scrivere al vecchio maestro, che, secondo i biografi, gli rispose con molto garbo applaudendo “con vera gioia la scelta fatta dalla polizia papale. Contava ovviamente su un fiasco clamoroso”. Invece Rossini, pare, in tredici giorni finì la musica del Barbiere. La prima fu un clamoroso fiasco proprio anche perché i sostenitori di Paisiello erano presenti in sala, ma dalla seconda rappresentazione cambiò tutto.

L’allestimento

Al Teatro Carlo Felice si potrà apprezzare l’allestimento del Teatro San Carlo di Napoli del 1998 (regia di Filippo Crivelli ripresa da Alfonso Antoniozzi), con le scene di Emanuele Luzzati e i costumi di Santuzza Calì. L’opera era stata proposta già nel 2014 diretta proprio da Casellati. Figaro, Alessandro Luongo, Daniele Terenzi, Sundet Baigozhin; Rosina, Annalisa Stroppa, Paola Gardina; Il Conte di Almaviva, René Barbera, Francesco Marsiglia; Don Bartolo, Paolo Bordogna, Misha Kiria; Basilio, Giorgio Giuseppini, Gabriele Sagona; Berta, Simona Di Capua.

La trama

Il conte di Almaviva (tenore) è innamorato della bella Rosina (mezzosoprano o contralto), che abita nella casa del suo anziano tutore, Bartolo (basso buffo, ossia caratterizzato da una voce “leggera”, estesa e scattante, ideale per ruoli comici, che richiedono gorgheggi, trilli e diversi abbellimenti, scioglilingua), a sua volta segretamente intenzionato a sposarla. Il conte chiede a Figaro (baritono), barbiere il “factotum della città”, di aiutarlo a conquistarla, alla quale si è presentato sotto il falso nome di Lindoro. Figaro consiglia al conte di cambiare personalità e fingersi un giovane soldato, cui Rosina si dimostra presto interessata grazie anche a una bella serenata cantata sotto le finestre della casa del dottore; il barbiere procura inoltre a Lindoro un foglio che ne attesta la temporanea residenza in casa di Bartolo e tenta di allacciare i rapporti con Rosina. Don Basilio (basso), il maestro di musica della ragazza, sa della presenza del conte di Almaviva in Siviglia e suggerisce a Bartolo di calunniarlo per sminuirne la figura, giunge in casa sorprendendo Figaro e Rosina. La ragazza aveva già scritto un biglietto per Lindoro, ma Bartolo si accorge che manca un foglio dal taccuino e striglia Rosina. Secondo i piani, il conte di Almaviva irrompe nella casa di Bartolo fingendosi un soldato ubriaco, ma crea una tale confusione che arrivano i gendarmi. Quando però il conte si fa riconoscere di nascosto dall’ufficiale, i soldati si ritirano in buon ordine, lasciando Bartolo esterrefatto.
Atto II
Bartolo comincia a sospettare della vera identità del giovane soldato. Giunge il sedicente maestro di musica Don Alonso (in realtà sempre il conte, celato in un nuovo travestimento), che afferma di essere stato inviato da Don Basilio, rimasto a casa febbricitante, a sostituirlo nella lezione di canto per Rosina. Per guadagnare la fiducia del tutore, il finto Don Alonso gli mostra il biglietto che Rosina gli aveva mandato. Nel frattempo giunge Figaro con il compito di radere la barba al padrone di casa. Nonostante Figaro faccia il possibile per coprire la conversazione dei due giovani, Bartolo capta le loro parole e caccia tutti. Con lui resta solo Berta (soprano), la serva, a commiserare il vecchio padrone. Bartolo fa credere a Rosina, mostrandole il biglietto consegnatogli da Don Alonso, che Lindoro e Figaro si vogliano prendere gioco di lei, e quest’ultima amareggiata acconsente alle nozze con il suo tutore, che prontamente fa chiamare il notaio. In quel momento arriva anche Don Basilio, mentre con una scala Figaro e il Conte entrano in casa dalla finestra e raggiungono Rosina. Finalmente il conte rivela la propria identità, per chiarire la situazione e convincere la fanciulla della sincerità del suo amore. Bartolo ha però fatto togliere la scala e i tre complici si trovano senza via di fuga. In quel mentre sopraggiunge il notaio chiamato a stendere il contratto della nozze tra Bartolo e Rosina. Approfittando dell’assenza temporanea del tutore, il conte convince lui e Basilio (dietro congrua ricompensa) a inserire nel contratto il nome suo in luogo di quello di Bartolo. Giunto troppo tardi, a quest’ultimo resta la magra consolazione di aver risparmiato la dote per Rosina, che il conte di Almaviva rifiuta. Gli amanti coronano dunque il loro sogno.

Il crescendo rossiniano

Anche chi non conosce l’opera lirica avrà sentito forse parlare del cosiddetto “Crescendo rossiniano“, come modo di dire: cioè la ripetizione in modo sempre più rapido e forte di un tema, un argomento. Nel Barbiere di Siviglia ne abbiamo un grande esempio dal punto di vista musicale, ossia il significato originario: la ripetizione continua e prolungata di formule melodiche ritmate con passaggio graduale dal pianissimo al fortissimo di cui Rossini non fu l’unico autore a servirsene, ma ne fece la propria firma. Ne riportiamo un fulgido esempio alla fine del primo atto.

I brani celebri

Sarebbe più facile citare quelli non celebri, visto che abbiamo l’imbarazzo della scelta. L’ouverture, a partire dal minuto 1.49, è impossibile non averla sentita almeno una volta

 

Che dire della cavatina (l’aria con cui in un’opera lirica italiana ciascun personaggio, e quindi ciascun interprete, si presenta in scena) di Figaro Largo al factotum?

 

Nel trittico non poteva mancare “La calunnia è un venticello”, l’aria di don Basilio