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In Liguria ci sono sempre più badanti e colf: “È lo specchio dell’Europa tra 25 anni”

Terza regione in Italia per collaboratori domestici, e da oggi arriva anche la "patente di qualità"

Genova. Sono sempre di più i lavoratori domestici impiegati presso le famiglie liguri. Nel 2018 quelli assunti con un contratto erano complessivamente 29.395, qualcuno in più rispetto all’anno precedente, ma in controtendenza rispetto al dato nazionale dove colf, badanti e baby sitter regolari sono in calo da quasi un decennio. È la fotografia scattata da Assindatcolf, associazione che riunisce i datori di lavoro, che ha rielaborato gli ultimi dati Inps in occasione di un convegno a Genova.

Una location non casuale. Perché all’ombra della Lanterna, oltre a comunità straniere che contano numerosi collaboratori nel settore, c’è un’altissima concentrazione di anziani. “La Liguria è oggi l’Europa tra 25 anni – spiega Alessandro Lupi, vice presidente di Assindatcolf e di Ebincolf, l’ente bilaterale nazionale del comparto -. Ci immaginiamo che ci sarà un crescente bisogno di assistenza perché c’è un crescente invecchiamento della popolazione. La Liguria è un caso da studiare, che può fare da apripista in questo settore”.

Guardando alla nazionalità, in Liguria, in linea con il trend italiano, la maggior parte dei lavoratori sono stranieri (il 73%) anche se negli ultimi anni si è registrato un calo complessivo dei comunitari e non ed un significativo aumento (di circa il 6%) della componente italiana, che rappresenta il 27% del totale (7.956). L’area geografica di provenienza maggiormente presente tra i lavoratori stranieri è quella dell’Europa dell’Est seguita dal Sud America. Quanto alle province liguri, Genova è la città con più colf e badanti della regione (17.990), seguita da La Spezia (4.098), Savona (4.014) e Imperia (3.293).

La novità è che, da oggi, i collaboratori domestici saranno sottoposti a un codice deontologico da rispettare e potranno anche conseguire una “patente”, un certificato di qualità rilasciato dopo un esame scritto e orale. A prevederlo è una norma tecnica dell’Uni, l’ente italiano di normazione. I requisiti fondamentali? Conoscere la lingua italiana, aver frequentato un corso di formazione (almeno 40 ore per colf, 64 ore per badanti e baby sitter) e aver sottoscritto un regolare contratto di lavoro domestico di almeno 12 mesi nel triennio.

“Le lavoratrici domestiche potranno ottenere una certificazione di qualità delle competenze acquisite – commenta Lupi – La volontà delle parti sociali è quella di innalzare il più possibile il livello della qualità. Questo è uno dei comparti  che ha più addetti in assoluto in Italia, ma che ha un livello di professionalità molto basso”.

Il codice deontologico che badanti, colf e baby sitter dovranno conoscere prevede 9 articoli con altrettanti principi e buone prassi alle quali attenersi. I collaboratori, ad esempio, devono usare un linguaggio educato e non offensivo, rispettare la privacy, mai aggredire i membri della famiglia fatta salva la legittima difesa e attenersi al metodo educativo dei genitori, nel caso dell’assistenza ai bambini.