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Genova si salva dall’emergenza smog, ma Legambiente avverte: “Il merito è solo del clima”

Ozono ancora sopra i limiti di legge, in aumento le polveri sottili: "Si continua a non intervenire e nulla cambia a danno della salute dei cittadini"

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Genova. Se Torino piange, Genova non ride. Ma tutto sommato non se la passa nemmeno così male. Il capoluogo ligure nel 2019 si posiziona agli ultimi posti della classifica delle città più inquinate d’Italia nel rapporto Mal’aria di Legambiente, ma resta sopra i limiti di legge per quanto riguarda le giornate di sforamento della soglia di ozono. Rispetto alla media degli ultimi tre anni, però, il trend è positivo e comunque lontano dall’emergenza smog ormai permanente in molte zone della Pianura Padana.

La città con l’aria peggiore d’Italia è Torino, dove le giornate fuorilegge per polveri sottili (PM10) e ozono sono state ben 147, a Milano 109. A Genova sono stati registrati sforamenti per 43 giorni, tutti per colpa dell’ozono, mentre il limite di legge è fissato a 25. Ancora troppi, certo, ma comunque meno rispetto al 2018 quando erano 103. L’ozono è un gas complesso che si forma a partire dall’ossido di azoto grazie alla reazione con l’ossigeno e la luce. Traffico privato, porto, riscaldamenti e industrie concorrono alla sua formazione in misura difficilmente quantificabile.

Di chi è il merito del miglioramento? Secondo Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria, a influire sono soprattutto i fattori climatici, nulla a che vedere con l’aria stagnante al di là dell’Appennino: “Ad esempio – spiega – con una prevalenza di venti da nord l’inquinamento cala molto. E la Liguria conta molto su questo aspetto. I cambiamenti climatici influenzano l’accensione del riscaldamento domestico, che comunque non si avvale quasi più delle vecchie caldaie, sostituite da impianti più efficienti. Rimangono la fonte portuale e il traffico cittadino”.

A preoccupare è invece il trend delle polveri sottili, che negli ultimi anni sono tornate a salire pur restando nei limiti di legge. Ad esempio, se nel 2016 si registravano in media 15,6 microgrammi al metro cubo, nel 2017 erano 18,9 e l’anno successivo 20,8. Va detto anche che nell’ultima decade (dal 2010 al 2019) il capoluogo ligure è stato fuorilegge sul PM10 solo per due anni, mentre ci sono molte città che chiudono in negativo da sempre: Alessandria, Asti, Brescia, Cremona, Frosinone, Lodi, Milano, Modena, Napoli, Padova, Pavia, Reggio Emilia, Rimini, Rovigo, Torino, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza.

Insomma, secondo gli ambientalisti siamo ancora lontani dalla possibilità di respirare aria pulita. “Il problema dell’inquinamento atmosferico va affrontato colpendo tutte le sorgenti che emettono in città – spiega Grammatico -. Ma Genova, sulle performance collegate agli indicatori con cui misuriamo la qualità del nostro ambiente, continua a non migliorare. Traffico, industria portuale e riscaldamento domestico spesso vengono additati e utilizzati strumentalmente dai principali portatori di interesse per non intervenire su nessuno dei tre, addebitando all’uno o all’altro, a seconda dell’occasione la ‘patente’ del più inquinante. Col risultato che nulla cambia a danno della salute dei cittadini”. eta il tema della sfida climatica”.