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Demolizione Diga di Begato, ecco il bando: la dinamite torna a essere un’ipotesi

Tecnicamente non viene esclusa dalle modalità di abbattimento e l'aggiudicazione sarà in base alla migliore offerta economica

Genova. E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il bando per l’affidamento dei lavori di demolizione delle Diga di Begato, o meglio della Diga bianca e di quella rossa. L’importo dell’appalto che sarà affidato da Arte è di 5,4 milioni più iva. La scadenza per l’invio delle offerte è fissata per il 25 febbraio. Il giorno dopo si apriranno le buste in seduta pubblica. Prende forma sempre più concreta, quindi, il grande progetto di riqualificazione urbana che vedrà scomparire gli edifici abnormi, costruiti negli anni Ottanta per rispondere alla carenza di case popolari e che la politica locale, a più riprese, ha ipotizzato di radere al suolo.

Nei mesi scorsi, da parte dell’amministrazione comunale, quella regionale e da parte della stessa Arte, l’agenzia per il territorio, è stato sottolineato che i lavori di demolizione sarebbero stati effettuati tramite smontaggio classico – la diga sarà “fatta a fette” come accaduto per le case di via Porro, che si trovavano sotto il ponte Morandi – tuttavia nel bando di gara e nei documenti collegati non si fa menzione della metodologia con cui gli edifici dovranno essere demoliti. Quindi, almeno da un punto di vista burocratico, non c’è un’esclusione aprioristica della dinamite (o di altri tipi di esplosivo).

Non solo. Il criterio che sarà seguito per l’aggiudicazione sarà quello del “prezzo più basso” – si legge nel bando – e quindi se venisse presentata una proposta che prevede l’uso di esplosivo con un ribasso più forte rispetto alle altre proposte di smontaggio meccanico non sarebbe semplice scartarla. A meno che non ci siano motivazioni effettive. Tuttavia si è visto con l’abbattimento controllato del moncone est di ponte Morandi quanto possa essere precisa un’operazione del genere. Inoltre, sempre nei mesi scorsi, gli enti che stanno portando avanti il progetto Begato hanno escluso la presenza di amianto negli edifici di abbattere (nel bando si chiede comunque ai concorrenti di gestire l’eventuale bonifica da fibre amiantifere).

Se davvero la dinamite tornerà d’attualità a Genova in questo 2020 lo si capirà molto presto. Nel bando di gara per la demolizione delle Dighe si legge che i concorrenti dovranno prendere visione dei luoghi interessati e quindi partecipare obbligatoriamente a una serie di sopralluoghi previsti a Begato a metà gennaio. Allora sarà più chiaro quanti e quali saranno le aziende partecipanti. Intravvedere tra i presenti l’esplosivista Danilo Coppe, patron della Siag, qualcuno dei suoi collaboratori o altri esponenti della stessa cordata che ha abbattuto il Morandi potrebbe non essere così improbabile. Non è un segreto, peraltro, che uno dei sogni di Mr.Dinamite sia quello di abbattere la Diga, lo ha affermato in passato in più di un’intervista.

Dinamite o meno, se tutto andrà liscio, il progetto esecutivo della demolizione dovrà essere depositato 45 giorni dopo la firma del contratto e i “mostri” di Begato potranno iniziare a sparire dalla vista per sempre entro la primavera del 2020, come auspicato da Regione e Comune. Nel frattempo le famiglie residenti saranno state ricollocate, processo che dovrebbe concludersi nel giro di un mese.

“La pubblicazione del bando – spiega l’assessore regionale all’Urbanistica Marco Scajola – rappresenta un punto fermo in questo grande progetto di riqualificazione urbana senza precedenti, che va ad abbattere edifici simbolo di un certo modo di intendere l’edilizia popolare. Dopo la demolizione, che durerà 18 mesi, si procederà alla riqualificazione del quartiere grazie al recupero di 37 alloggi che si trovano in una parte della diga di via Cechov e alla la realizzazione di 50 alloggi mediante il sistema Casarte, che prevede delle smart home, sul modello nordeuropeo”.

Generica

“Il progetto – aggiunge Scajola – prevede che demolizione avvenga mediante macchine operatrici: sono infatti esclusi interventi con micro cariche. Prosegue – conclude Scajola – intanto la stretta collaborazione tra Comune di Genova e Arte sul fronte degli abusivi: entro la fine di febbraio il Comune procederà al loro sgombero”.