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Coronavirus, occhi puntati su traghetti e crociere: a Genova pronti guanti e mascherine nei terminal

Il presidente di Stazioni Marittime: "Al momento siamo tranquilli, ma pronti a intervenire". Al Colombo 5mila passeggeri sotto osservazione

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Genova. Controlli sanitari in banchina, scansioni termiche obbligatorie prima di imbarcarsi, mascherine e guanti pronti per tutti gli operatori se fossero segnalati casi sospetti a bordo delle navi. Il porto di Genova si organizza per far fronte all’emergenza globale coronavirus dichiarata ieri dall’Organizzazione mondiale della sanità. A preoccupare non sono le merci, perché non è sui container che il morbo è in grado di viaggiare e sopravvivere, ma piuttosto i passeggeri di traghetti e soprattutto navi da crociera.

Al momento l’ufficio sanità marittima, che a Genova ha sede a ponte Doria ma dipende direttamente dal ministero della salute, non ha emesso ordinanze specifiche. Se dovesse scattare un allarme a bordo sarebbe quest’ente ad avere l’ultima parola sull’autorizzazione allo sbarco. Nei prossimi giorni non risultano crociere di passaggio a Genova con cittadini cinesi a bordo, quindi il livello di allerta resta basso ma intanto si lavora per affinare i meccanismi. “La procedura corretta è quella seguita a Civitavecchia”, aveva spiegato ieri il presidente del porto Paolo Emilio Signorini

“Per ora siamo assolutamente tranquilli – assicura il presidente di Stazioni Marittime, Edoardo Monzani -. L’unico documento esistente è stato emesso dalla sanità marittima di Palermo e suggerisce agli operatori portuali di adottare misure come mascherine e guanti qualora ci fossero casi di coronavirus a bordo o a terra. Ne abbiamo preso atto e lo abbiamo recepito come spunto di ragionamento. Se ce ne sarà bisogno, anche noi ci comporteremo così”.

Nei terminal frequentati dai viaggiatori l’emergenza globale non ha ancora avuto ripercussioni. Monzani ha spiegato che saranno eventualmente le compagnie a chiedere disponibilità di spazi per filtraggi o altre attività precauzionali. Msc ha vietato l’imbarco a chi è stato in Cina negli ultimi 30 giorni e a chi mostra sintomi compatibili con quelli del coronavirus (febbre, brividi, tosse e difficoltà respiratorie). Le procedure avvengono direttamente in banchina.

Pronto a intervenire anche l’aeroporto Cristoforo Colombo, che tuttavia è coinvolto solo in maniera marginale. Da Genova, infatti, non ci sono voli diretti per la Cina. I passeggeri infetti verrebbero fermati a Roma, Milano, Francoforte, Parigi e negli altri scali internazionali. Nel 2019 tra Genova e la Cina hanno volato 5mila persone, un numero che rappresenta appena lo 0,3% del volume totale tra arrivi e partenze. L’unica situazione in grado di scatenare l’allarme sarebbe l’atterraggio di un volo privato proveniente dalla Cina: in quel caso scatterebbe il protocollo specifico di Enac.