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Cantieri in autostrada, un ex lavoratore vuota il sacco: “Rischiavamo la vita e pagavamo il pedaggio”

Dopo il caso dei "cantieri fantasma" parla un ex dipendente della Sanguglielmo. La Regione chiede un incontro urgente in Prefettura

Genova. Un cartello con una freccia luminosa, una fila di birilli, i segnali di plastica sulla mezzeria della carreggiata. Ormai chi viaggia sulle nostre autostrade non fa neanche più caso ai cantieri. L’automobilista li vede abbandonati dopo una coda estenuante, si arrabbia e spesso non pensa che c’è chi deve montarli, smontarli e presidiarli in piena notte.

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È quello che facevano in Liguria per la società Autostrade gli operai della cooperativa Sanguglielmo, diventata poi Secureway, da settembre rimasti senza stipendio. Oggi un ex dipendente, disoccupato e prossimo alla pensione, racconta ai microfoni di Genova24 le condizioni di lavoro estenuanti che per anni ha dovuto sopportare.

“Noi ci occupavamo del servizio di sorveglianza nei cantieri, anche quelli per il ripristino dopo gli incidenti – esordisce Giuseppe Grillo, 61 anni, assunto nel 2004 e rimasto in servizio per quindici anni – controllavamo la segnaletica, facevamo l’ancoraggio dei defleco (i delineatori bianco-rossi di plastica), mettevamo i coni, rialzavamo i cartelli caduti. Lavoravamo sulla carreggiata esattamente come gli operai e davamo una mano se avevano bisogno di qualcosa, come spostare o incollare segnali. Facevamo turni di 12 ore e il tempo del viaggio non era retribuito”.

Tutto a pochi metri da auto e camion che sfrecciano spesso ben oltre i limiti di velocità scritti proprio sui cartelli che gli operai posizionavano. “La sicurezza? Praticamente non esiste. Zero totale. Come ti puoi difendere con un cono? Basta soffiare e salta via. Le macchine passano a 100 chilometri all’ora, basta che uno sbandi e ti prende in pieno. Com’è successo a un nostro collega, purtroppo”. Il riferimento è a Renato Nicolini, falciato da un tir sulla A12 tra Sestri Levante e Deiva Marina sul 2016 mentre lavorava in un cantiere. “A me personalmente non è mai successo, ma solo perché sono stato fortunato. E spesso, in caso di incidenti, avevamo torto noi perché nell’area che precede il cantiere alcune manovre non sono consentite”.

Pensate che sia un lavoro duro? Immaginate di doverci anche rimettere di tasca vostra. “Ci andavamo con la nostra macchina – prosegue Grillo -. Ci davano un rimborso di 0,11 euro al chilometro. Non era sufficiente a coprire le spese, la quota stimata da Aci corrispondeva a circa 0,30 euro. Poi facevamo il giro dei cantieri, sempre con la nostra auto”. E al casello? “Dovevamo pagare il pedaggio. Quando c’era usavamo la Viacard fornita dalla ditta, quando non c’era pagavamo noi e il mese dopo ci accreditavano in busta paga quello che avevamo speso”.

Nel tempo le condizioni di lavoro peggiorano. Viene applicato il contratto del settore multiservizi che penalizza i dipendenti. Il cima diventa sempre più pesante: “C’erano condizioni di vero e proprio caporalato – spiega Giovanni Ciaccio, segretario regionale della Uiltrasporti – L’azienda applicava un sistema distorto. Chi era simpatico ai padroni veniva chiamato a lavorare, gli altri stavano a casa e non venivano pagati. Erano obbligati a chinare la testa. C’è chi ha distrutto la propria macchina e non aveva i soldi per ricomprarla. Un nostro delegato sindacale è stato trasferito, poi il tribunale di Genova ci ha dato ragione. Una vera e propria odissea. E Autostrade ha sempre saputo tutto, perché noi abbiamo sempre comunicato cosa stava succedendo”.

Nel 2019 la Sanguglielmo entra in crisi profonda e iniziano a saltare i pagamenti. Racconta ancora Grillo: “Ogni tanto arrivava un acconto di mille euro, gli altri ce li davano quando potevano. Nel frattempo dovevamo lavorare lo stesso. E se le spese che eravamo costretti ad anticipare erano troppe, ti rimaneva poco per vivere. Qualcuno di noi aveva il mutuo e bisognava pagarlo, non c’erano giustificazione. A me per fortuna hanno dato una mano i miei genitori”.

Poi l’affitto del ramo d’azienda alla Secureway, intestata a un parente del vecchio titolare. Una situazione finanziaria sempre più ingarbugliata e l’emergenza viabilità a fine 2019, coi “cantieri fantasma” che saltano alla ribalta: non ci sono più operai che li rimuovono una volta conclusi i lavori. A denunciare il caso era stata negli scorsi giorni proprio la Uiltrasporti.

Nel frattempo Giuseppe Grillo è stato licenziato. Oggi percepisce l’indennità di disoccupazione e spera di raggiungere la pensione con Quota 100 entro l’anno. Ma oltre a lui ci sono 180 lavoratori fermi nel limbo. Dopo l’incontro coi sindacati in Regione è stato approvato all’unanimità un ordine del giorno per chiedere alla Prefettura di convocare un tavolo urgente e risolvere la loro situazione ai limiti del paradosso.

“Alcune società stanno contattando questi lavoratori proponendo contratti a termine con paghe orarie illegali – afferma Ciaccio – ognuno a propria discrezione, senza seguire le procedure sindacali e violando la clausola sociale. Ormai è una situazione disastrosa”. Tra queste ci sarebbe un’azienda abruzzese che lavora già per Autostrade e sta ottenendo ulteriori commesse per sopperire all’impasse dell’ex Sanguglielmo.

“Per tutta la fatica che abbiamo fatto e il sangue che abbiamo sputato per la ditta non dovevamo essere trattati così – conclude Grillo -. Questo ti fa pensare e ti fa veramente male dentro. Se sono contento di essermene andato? Assolutamente sì. È stata troppo dura”.