Autostrade Chiare, il mega gruppo diventa comitato: allo studio azioni legali contro Aspi - Genova 24
L'intervista

Autostrade Chiare, il mega gruppo diventa comitato: allo studio azioni legali contro Aspi

In 54 mila chiedono chiarezza e risposte rispetto alla gestione presente e futura di gallerie e viadotti. A febbraio la prima manifestazione in piazza

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Genova. La soglia dei 50 mila membri per il gruppo facebook è stata superata due giorni fa (ora sono oltre 54 mila) e l’interesse resta altissimo. Il gruppo Autostrade Chiare, nato a metà dicembre grazie all’iniziativa di un ingegnere genovese, Luca Ternavasio, ora diventa “grande” e si costituisce in comitato per poter porsi a tutti gli effetti come un interlocutore vigile di quello che sta accadendo sulle autostrade liguri e non solo.

Tra i programmi a breve termine quello di organizzare una manifestazione che si terrà probabilmente la seconda settimana di febbraio. Genova24 ha intervistato l’ideatore del gruppo per capire quali sono gli obiettivi e il futuro di Autostrade Chiare, diventato senza dubbio punto di riferimento per migliaia di utenti delle autostrade liguri e non solo.

Come è nata l’idea del gruppo?
“Semplicemente da mesi avevo notato questi cantieri giganteschi e avevo anche tentato di comunicare questa situazione anche con un intervento su un quotidiano. Poi a dicembre la situazione è esplosa e visto che ora gestisco un’agenzia di comunicazione ho creato un gruppo per raccogliere segnalazioni”.

Vi aspettavate questi numeri?
“Sinceramente no, a metà dicembre eravamo poche centinaia, poi è cresciuto e dopo le code di Natale con il crollo del viadotto sulla A6 e tutto il resto, il gruppo è esploso tanto che abbiamo dovuto organizzarci con alcuni moderatori per rispondere ai post, cancellare quelli non inerenti, raccogliere le segnalazioni e le proposte di chi vuole darci una mano”.

Per questo l’esigenza di evolvere in una forma più istituzionale?
“Sì. Visto che così tante persone si sono rivolte al gruppo ci siamo sentiti responsabilizzati rispetto alla necessità di canalizzare questa rabbia e vedere cosa potevamo fare. Con il gruppo degli amministratori abbiamo messo immediatamente dei paletti rispetto a bandiere e partiti politici che devono restare fuori da gruppo e comitato, ma questo non significa non fare politica perché la politica nel senso vero del termine è l’azione per il bene comune. Quello che vogliamo? Vogliamo chiarezza, vogliamo risposte, vogliamo poter vigilare su quello che accade sulle autostrade che percorriamo ogni giorno ed essere considerati interlocutori”.

La soluzione individuata è stata quella del comitato…
“Certo perché i gruppi facebook si creano per qualsiasi finalità mentre per fare quello che stiamo valutando di fare è indispensabile essere un soggetto giuridico”.

Pensate a una class action contro Aspi?
“In un primo tempo era una delle idee ma ora, anche ragionando con alcuni studi legali che ci stanno dando una mano pro bono, stiamo pensando che ci possano essere altre strade percorribili. Quella di costituirci parte civile nei processi per esempio, ma anche quella di presentare un esposto a una querela contro Autostrade perché in questa situazione noi rischiamo la vita. Se il materiale caduto dalla galleria della A26 fosse finito su un’auto in transito poteva essere una tragedia e guardando la situazione di viadotti e gallerie sappiamo che non si tratta di un caso isolato”.

Cosa pensate rispetto alla revoca della concessione?
“Per noi utenti delle autostrade non è che cambi molto. Capisco il piacere sadico di punire il colpevole ma per noi il problema resta e sono i ponti con il ferro arrugginito o le gallerie che si sfaldano con le infiltrazioni d’acqua. Chi li rimette a posto ora dopo anni di incuria? Questo vogliamo sapere”.

Ci sarà una manifestazione a febbraio. Cosa pensate di fare?
“Lo stiamo decidendo. Sarà per certo una manifestazione di protesta ma senza azioni illegali e sarà per noi anche l’occasione per contarci, per far aderire tante persone al comitato e per decidere insieme le azioni future. ci sarà anche ovviamene una raccolta fondi, molto trasparente visto che avremo anche un notaio a curare le casse del comitato, ma indispensabile perché le azioni legali hanno un costo”.

Quando e dove si farà?
Pensiamo alla seconda settimana di febbraio, ancora non abbiamo la data perché anzitutto dobbiamo prima aver creato legalmente i comitato e poi servono i tempi tecnici per i permessi. Probabilmente la faremo in una grande piazza, o De Ferrari oppure piazza della Vittoria. Poi probabilmente in contemporanea ci saranno appuntamenti o manifestazioni in altre città perché non è una questione che riguarda solo Genova: abbiamo dei contatti con persone che vogliono attivarsi in questo senso”.

Questo gruppo sta diventando un lavoro a tempo pieno?
“Purtroppo o per fortuna tutti noi abbiamo un lavoro e per gestire il gruppo utilizziamo ormai le ore di sonno. In questo momento alcuni degli admin stanno stilando lo statuto del comitato che se tutto va bene sarà depositato all’agenzia delle entrate la prossima settimana. Io passo il tempo a rispondere a persone che mi chiedono le cose più svariate, alcune molto sensate altre decisamente meno. E’ un impegno grosso, ma ci crediamo sul serio”.

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