Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Ascensore Villa Scassi fermo da un anno, a febbraio il verdetto dopo l’ennesimo collaudo

Maspero: "Lavori fermi perché la ditta non pagava a fornitori". Campora: "Già diffidata l'azienda, siamo pronti a chiedere il risarcimento dei danni"

Genova. “Ascensore non funzionante per incapacità assortite”. Non si sa chi abbia attaccato il cartello sulla vetrata della stazione superiore, ancora ben leggibile per quanto stropicciato, strappato e appiccicato alla bell’e meglio con un pezzo di nastro adesivo. Un po’ come questo impianto, diventato negli anni l’emblema cittadino del disservizio e del guasto permanente.

Un sistema avveniristico, quello che collega via Cantore all’ospedale di Villa Scassi, costato 4,3 milioni coperti solo in parte da fondi europei e realizzato da Maspero, la stessa azienda specializzata che ha costruito l’ascensore inclinato di Quezzi. Dopo un anno di fermo totale (preceduto da altri tre di funzionamento a singhiozzo), è adesso in attesa dell’ennesimo collaudo tecnico per sapere se potrà ripartire o meno. Un paziente malato che aspetta preoccupato il suo referto.

Generica

“L’ente collaudatore ha effettuato l’ultimo accesso a dicembre e ha constatato che ci sono ulteriori interventi obbligatori da eseguire – spiega l’assessore alla mobilità Matteo Campora -. Ora è previsto un nuovo controllo entro fine febbraio per verificare se quelle prescrizioni sono state rispettate. Se il collaudo andrà a buon fine, l’ascensore potrà riaprire. Altrimenti faremo tutto ciò che è in nostro potere per difenderci come parte lesa”.

In altre parole spetterà all’Ustif, organo del ministero delle Infrastrutture, dire se i lavori saranno stati eseguiti a regola d’arte. In caso di via libera, l’ascensore riaprirà a marzo, sperando che sia per sempre. Ma se anche stavolta, com’è successo a settembre e dicembre, il collaudo avrà esito negativo, l’amministrazione di Tursi si preparerà alla guerra. “Il Comune ha già diffidato l’azienda responsabile della manutenzione – continua Campora -. Abbiamo già approfondito con la nostra avvocatura le azioni legali da intraprendere e siamo pronti anche a chiedere il risarcimento dei danni. E di certo faremo in modo che la manutenzione venga affidata ad altre ditte”.

La diffida è partita nei confronti di Ilset, l’azienda che ha incarico l’infrastruttura e che ha appaltato i lavori a Maspero. È stata quest’ultima ditta a suggerire direttamente gli ultimi interventi approvati in una riunione tecnica lo scorso 24 dicembre. I lavori sull’impianto, secondo quanto sostiene Maspero, erano bloccati perché la ditta non pagava i fornitori.

L’ascensore di Villa Scassi è un piccolo gioiello di tecnologia, probabilmente unico nell’ambito del trasporto pubblico italiano. La cabina percorre un tratto in orizzontale lungo il vecchio tunnel pedonale, poi sale per 26 metri fino al piano di corso Onofrio Scassi, senza mai doversi staccare dalla fune. Questa è la caratteristica che lo differenzia dell’ascensore di Montegalletto, sopra la stazione Principe. Un meccanismo tanto complesso quanto fragile, visto che dalla data della prima inaugurazione – celebrata nel 2016 dopo nove anni di chiusura – non ha praticamente mai funzionato a dovere.

L’ultimo guasto, quello costato la lunghissima chiusura definitiva, risale a gennaio 2019. Poche settimane prima era stata festeggiata la riapertura con tanto di gaffe davanti alle telecamere. La cabina si era fermata appena iniziato il tratto in salita, poi era tornata indietro con un potente scrollone che aveva messo in imbarazzo anche il vicesindaco Balleari. “Una criticità legata al sistema di allarme – spiegò l’allora assessore alla mobilità – che permette di fermare il mezzo in caso di problemi di sicurezza. Ma il problema è già stato risolto”. Poi ancora un paio di settimane a intermittenza e infine lo stop definitivo.

In mancanza dell’ascensore è sempre attivo il servizio bus sostitutivo di Amt, la linea HS, con una corsa ogni 15-20 minuti dalle 6.30 del mattino fino alle 20 circa. Ormai gli utenti dell’ospedale, che arrivano dal Ponente genovese ma non solo, si sono rassegnati a fare a meno dell’impianto, che sarebbe comodissimo soprattutto per gli anziani. “Chiediamo un potenziamento dei servizi sostitutivi e all’assessorato competente di procedere perché si arrivi alla soluzione del problema – commenta il presidente del Municipio Centro Ovest, Renato Falcidia -. È un progetto nato male e proseguito peggio. Io di solito sono ottimista, ma stavolta non nascondo un certo pessimismo”.