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Viadotto Bisagno, i residenti ad Aspi: “Dateci un’altra casa, non possiamo più vivere là sotto”

Durante la commissione consiliari i comitati hanno mostrato alcuni pezzi caduti dal ponte, presto un tavolo congiunto con Autostrade e Comune

Genova. “Siamo disponibili a lasciare le nostre case in maniera definitiva, a parità di valore e considerati i costi accessori del trasferimento, non possiamo pensare di vivere due anni sotto un cantiere a 70 metri di altezza sopra le nostre teste”. La proposta lanciata da Chiara Ottonello, portavoce del comitato Abitanti sotto il ponte Bisagno, a Genova, è stata annunciata durante la commissione consiliare convocata sullo stato dei viadotti autostradali davanti, la prima su questo tema dal 14 agosto 2018 tra gli altri auditi, al direttore del 1 tronco di Autostrade per l’Italia, Mirko Nanni.

Sono quattro le palazzine, per 29 famiglie, che oggi si trovano sotto la proiezione del viadotto sotto osservazione anche da parte della procura di Genova e per cui Aspi ha annunciato un piano di ristrutturazione complessivo a partire da marzo 2020.

Negli ultimi mesi i residenti della zona hanno protestato contro le situazioni di rischio legate alla caduta di pezzi di plastica, metallo e calcinacci e, recentemente, anche di una lama di flessibile utilizzata in un cantiere. La portavoce del comitato di cittadini, mentre parlava, ha disposto sopra lo scranno alcune delle componenti cadute, tra cui un pluviale, un grosso bullone e pezzi di calcestruzzo.

“Noi non vorremmo mai lasciare le nostre case, costruite anni prima del viadotto, ma abbiamo paura di questo ponte malconcio – continua Chiara Ottonello – e inoltre il valore delle abitazioni è ormai azzerato, per questo chiediamo che si apra un tavolo che ci coinvolga insieme alla pubblica amministrazione e al concessionario, affinché quest’ultimo si prenda le sue responsabilità sullo stato di decadimento della struttura”.

Il direttore del 1 tronco di Autostrade Nanni ha parlato di “disponibilità” ad aprire un tavolo congiunto, precedentemente aveva illustrato il piano di ispezioni in corso (il 93% delle 506 opere in Liguria è stato controllato da società esterne) e di interventi, 124 nel 2020 sulla rete regionale per un investimento di 22,8 milioni di euro.

Anche l’assessore comunale ai Lavori pubblici Pietro Piciocchi ha definito “condivisibile” la proposta di attivare un tavolo congiunto tra cittadini e Aspi e si attiverà per costituirlo al più presto. Il tavolo dovrebbe essere anche lo spazio dove i cittadini auspicano di trovare comunicazione dello stato dei futuri lavori e su altri dubbi relativi alla sicurezza del viadotto Bisagno.

Il concetto della necessità di una ricollocazione per chi vive sotto i viadotti autostradali, e non solo del Bisagno, è stato espresso durante la seduta anche dal consigliere di Forza Italia Guido Grillo (“altrimenti la paura è destinata a durare nel tempo”) e dal presidente del municipio Media Val Bisagno Roberto D’Avolio: “A mio parere occorre trovare una strada per cui non si debba più vivere in un contesto di questo tipo, dopo quello che è successo con il ponte Morandi nel 2018, bisogna aprire un ragionamento a livello locale e nazionale sul fatto che abitazioni sotto i viadotti non abbiano più senso”.