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Via la concessione ad Autostrade? A Genova a rischio 800 lavoratori e cantieri per mezzo miliardo

Sotto la direzione del primo tronco lavorano 554 persone, ma vanno aggiunti i futuri dipendenti e quelli delle società collegate. In bilico mezzo milione di lavori di manutenzione già programmati

Genova. Il tema è sullo sfondo, ma nemmeno più di tanto. Lunedì il sindaco Marco Bucci incontrerà la ministra dei trasporti Paola De Micheli per fare il punto sulla Gronda e di conseguenza anche sulle concessioni autostradali, visto che 4,2 miliardi per il raddoppio della A10 dovrebbe metterli Aspi. Il sottosegretario pentastellato Traversi, nel cantiere del Terzo Valico, si era sbilanciato: “L’obiettivo è decidere entro fine anno, e probabilmente si arriverà alla caducazione”.

Ma a parte il destino delle opere già programmate, quali sarebbero le conseguenze di uno stop ai danni di Autostrade in Liguria? Vediamo anzitutto l’aspetto occupazionale. Sotto la direzione del primo tronco, che ha sede a Genova, lavorano ad oggi 554 persone. La maggior parte sono casellanti (217), poi ci sono 170 impiegati, 142 operai, 15 operatori dei Punti Blu, 9 quadri e un dirigente. Le competenze di questa sezione si estendono anche oltre la regione: A7 Genova-Serravalle, A10 Genova-Savona, A12 Genova-Sestri Levante e A26 Genova-Gravellona Toce.

È chiaro che non tutti questi addetti sarebbero falcidiati dall’oggi al domani con l’eventuale caduta della concessione. Impiegati e figure dirigenziali avrebbero le maggiori garanzie. Ma il conteggio non è ancora finito. Con le nuove assunzioni programmate da Autostrade il numero totale di dipendenti a regime nel 2020 salirà a circa 670. A queste unità bisognerebbe aggiungere i lavoratori delle società collegate tramite il cappello di Atlantia: anzitutto Pavimental, che gestisce in house alcuni interventi di manutenzione, e ovviamente Spea, che è stata esonerata dai controlli ma mantiene la parte ingegneristica. In totale si arriva grosso modo a 800 persone in bilico. Solo per operare un confronto numerico, Ilva ne impiega un migliaio a Cornigliano.

Delicato è poi il capitolo degli investimenti. Dopo le pressioni della procura che hanno causato la chiusura della A26 e l’incontro fiume con la ministra De Micheli, Autostrade ha varato un piano straordinario di manutenzioni su viadotti e altre strutture che si concretizzerà in un bando biennale da 300 milioni di euro. Altri 200 milioni di interventi saranno affidati direttamente a Pavimental. In tutto parliamo di 500 milioni, mezzo miliardo di euro, non per nuove opere, ma per la sicurezza di quelle che esistono già.

L’impatto, insomma, sarebbe notevole. E dal Governo manca ancora chiarezza su un eventuale scenario futuro post Autostrade: chi si accollerebbe i costi della manutenzione? Che fine faranno i lavoratori? Risposte che potrebbero arrivare, almeno in parte, dall’incontro di lunedì a Genova.