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Il progetto

Roberta e l’ultimo Natale alla Diga: “Questi mostri non andavano costruiti ma a 71 anni dire addio è dura” fotogallery

Entro il 31 dicembre uscirà la gara per i lavori di demolizione, cantieri al via a marzo

Genova. I muri sono sottili come fogli di carta e quando ascensore e montacarichi sono entrambi fuori uso è veramente dura, soprattutto se i capelli sono grigi e hai l’80% di invalidità. Però, dal quindicesimo piano della Diga, il panorama è favoloso. “Io ho la vista sia sulla Valpolcevera sia sui monti, quando nevica è uno spettacolo”, dice con un certo orgoglio Roberta, una delle inquiline dell’edificio monstre costruito alla fine degli anni Settanta al posto nella valletta che collega Rivarolo e Bolzaneto, in Valpolcevera. Per Roberta, questo, è l’ultimo Natale alla Diga.

La chiamano Diga, ma il nome ufficiale è Quartiere Diamante. Opera di Pietro Gambacciani, architetto molto discusso e che a Genova ha firmato, per dire, anche il Wtc, il grattacielo di Corte Lambruschini, le palazzine rosa del porto antico e un altro quartiere popolare, quello di Quarto Alta. “Io non lo so chi fosse questo architetto e non so neppure se partiranno davvero le demolizioni, il punto è che questi mostri non avrebbero dovuto mai essere costruiti, sono proprio pensati male”, continua la signora Roberta, che in questi giorni ha appena iniziato a preparare gli scatoloni per il trasloco.

I nuclei familiari da ricollocare in vista del grande progetto di demolizione della Diga sono 386. “Contiamo di arrivare a metà famiglie entro la fine dell’anno, purtroppo il maltempo ha rallentato un po’ le operazioni di trasloco – spiega l’assessore regionale all’Urbanistica Marco Scajola – ma andiamo avanti secondo i nostri programmi, tra febbraio e marzo al massimo contiamo di ricollocare tutti i nuclei e avere liberi gli edifici per iniziare con la demolizione che, come noto, avverrà con metodi classici e non con l’uso di esplosivo”.

A proposito di demolizione, pochi giorni fa (il 20 dicembre) l’amministratore delegato di Arte, l’azienda territoriale regionale che gestisce l’edilizia pubblica, ha firmato il bando di gara per i lavori e si attende ora la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale che dovrebbe avvenire intorno al 27 dicembre. Da quel momento serviranno circa 40 giorni per assegnare i cantieri.

“I tempi finora sono rispettati – continua Scajola – certo questa fase è assai delicata, non stiamo parlando di pacchi da spostare bensì di persone umane, con storie e vissuti in questo quartiere, però anche se in alcuni casi abbiamo dovuto dialogare più a lungo, abbiamo trovato grande collaborazione da parte di tutti”. Regione, Comune e Arte hanno predisposto al “Diamante” uno sportello dove i cittadini possono rivolgersi per avere tutte le informazioni sul progetto destinato a cambiare la Valpolcevera, sì, ma innanzitutto la loro quotidianità. I servizi sociali hanno cercato di dare la priorità alle famiglie con figli in età scolare, ai nuclei con disabili e agli anziani soli. A tutte queste persone sono state proposte collocazioni alternative, con la rassicurazione di trovare spazi di uguale o maggiore metratura e in zone della città che non fossero troppo scomode. C’è chi non vedeva l’ora di andarsene da questo quartiere decisamente difficile, c’è chi – come Roberta – avrebbe voluto restare. “Il degrado non è nel posto, è nelle persone che lo hanno trattato male”, dice.

“Ho 71 anni, vivo sola e cerco di farmi bastare la pensione di invalidità – racconta – però qui faccio volontariato, tengo aperta la sede dell’associazione del quartiere, aiutiamo gli altri residenti a compilare l’Isee, magari facciamo qualche partita a burraco con le amiche, insomma riesco ancora a sentirmi utile e viva”. A Roberta è stato assegnato un appartamento nel quartiere di Molassana, leggermente più piccolo rispetto a quello in cui vive ora – “ma sono sola, va bene così, e avrò la cantina” – e non lontano da dove abitano altri parenti. “So che mi troverà bene, spero che la casa non abbia problemi perché l’ho vista solo su planimetria – dice – però avrei tanto voluto un’abitazione qui vicino, per continuare con le mie abitudini, a 71 anni non pensavo proprio di dover ricominciare da zero”.

Come Roberta tante altre persone hanno storie di odio e amore per la Diga. C’è chi ne parla come della Scampia genovese, nessuno finge di non vedere i tubi danneggiati, gli impianti elettrici obsoleti, l’assenza quasi totale di servizi e punti di riferimento – se non fosse per un bar, una farmacia, un paio di associazioni, un Lidl – e poi gli spazi verdi ma deserti, l’impianto sportivo che è un fiore all’occhiello ma che non ha cambiato la vita dei residenti, le carcasse di auto, gli episodi di criminalità e l’ombra sterminata di quegli edifici bianchi e rossi, simbolo di un’era in cui ci si era dimenticati della funzione sociale dell’architettura.

Ok, ma c’è chi si è costruito la cucina in muratura, chi relazioni, chi abitudini rassicuranti. Per questo la fase di ricollocazione sarà probabilmente la più delicata all’interno del progetto di riqualificazione. Non a caso dei 20 milioni di fondi pubblici che saranno investiti, 12,5 sono destinati a ricollocazioni e traslochi.

“E’ da quando vivo qui che si parla di buttarle giù – sospira Roberta – questa volta ci siamo resi conto che si sarebbe fatto sul serio, adesso chissà cosa succederà quando ce ne andremo, chissà chi ci si infilerà dentro, quando sarà vuota”. In effetti il problema di gestire una struttura così imponente, nel momento in cui sarà vuota, non sarà cosa da poco. Per la demolizione completa della diga è stato stimato da Arte un periodo di 16 mesi.

“L’unica cosa sbagliata, qui, è il negroni”. Un gioco di parole alcolico sulla vetrata dell’unico bar del quartiere è un modo come un altro per ribadire l’orgoglio di chi alla Diga è nato, cresciuto e lavora. Sarà per questa atmosfera di addio che, anche se è Natale, non si vedono molti addobbi. Pochi festoni luminosi. Niente luminarie pubbliche, figurarsi. Solo qualche “babbo” ormai stinto appeso alle finestre, insieme a improbabili Spiderman di peluche e bandiere del Genoa, della Samp, del Napoli. Ultimo Natale alla Diga. Non è un film ma forse lo diventerà.

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