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Orche a Genova, una anomalia lunga due settimane e il sospetto di una lenta agonia

Stamattina i ricercatori di Whalewatch le hanno avvistate per l'ennesima volta. Anche se magari non ci sarà il lieto fine, sono in tanti a pensare che da questa storia avremo comunque molto da imparare

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Genova. Sono passate ormai due settimane da quando Giulio Zemiti, un pescatore che usciva in barca dal porto di Pra’, ha avvistato per primo quelle pinne così strane che da subito hanno attirato l’attenzione. Il video, diventato virale in poche ore, era la prima prova documentale di un evento che probabilmente rimarrà storico: un gruppo di orche che staziona per lunghissimo tempo nel Mediterraneo, a ridosso della costa, in quella che sembra una tragica agonia più che una vacanza invernale.

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Stamattina i ricercatori di Whalewatch Genova, continuamente in prima linea per monitorare il loro stato di salute, le hanno avvistate per l’ennesima volta, sempre nello stesso punto, all’ingresso di Ponente del bacino dove attraccano le enormi portacontainer dirette al terminal Psa.

Speravano che fossero sparite dopo una giornata di mare grosso in cui se n’erano perse le tracce. E invece la storia si ripete: se nel tardo pomeriggio escono per cacciare, al mattino le quattro orche tornano in acque basse e presidiano imperterrite la medesima zona. Da 14 giorni.

I biologi marini che le studiano non riescono ancora a darsi una spiegazione precisa. All’inizio la teoria prevalente era che il pod, cioè il gruppo matriarcale in cui sono organizzate, si fosse fermato per consentire alla madre di elaborare il lutto dopo la morte del piccolo. Poi il cadavere del cucciolo non è stato più avvistato, ma le orche sono rimaste lì. E allora appare scontato che la causa sia più grave. Uno o più esemplari del gruppo potrebbero essere malati e per questo cercano riparo sotto costa.

A conferma di questa teoria, oltre all’ordinanza della Capitaneria che vieta la navigazione nello specchio acqueo in cui nuotano, è arrivata giovedì scorso anche una nota del ministero dell’ambiente che sconsiglia ogni tipo di interazione con gli esemplari, “probabilmente malati” a causa di patologie “trasmissibili all’uomo”. C’è insomma un rischio concreto per la salute ed è per questo che le autorità hanno avvertito di non avvicinarsi a eventuali carcasse spiaggiate. Il corpo del cucciolo morto, infatti, non è stato ancora ritrovato e nessuno può dire se e quando sarà disponibile per le analisi del caso.

La vicenda delle orche ‘genovesi’, oltre all’enorme interesse scientifico che suscita e che continuerà a suscitare nelle prossime settimane, ha destato grande curiosità, stupore e anche commozione nella gente comune. È la vicenda di una madre che soffre per la perdita di un figlio. È la vicenda di un gruppo che resta unito nonostante le difficoltà. E anche se magari non ci sarà un lieto fine, sono in tanti a pensare che da questa storia avremo comunque molto da imparare.

Photo credits Daniela Papi (pagina Facebook Whalewatch Genova)