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Mezzi pubblici gratis, da lunedì fine della pacchia. E Amt prepara la rivoluzione delle tariffe

La strategia suggerita dalle parole del sindaco Bucci, che per ora rimane top secret, potrebbe essere più abbonamenti e meno biglietti

Genova. Dalle cinque del mattino di lunedì 9 dicembre i mezzi pubblici dell’Amt non saranno più gratuiti. E se c’è voluto tempo per far capire ai genovesi che il biglietto non andava timbrato, ora invece bisognerà ricordarsi che viaggiando a scrocco si rischia la multa. Pacchia finita dunque, anche se l’esperimento ha aperto un vivace dibattito. Tanto che il sindaco Bucci, tra le righe di un comunicato stampa, ha promesso una “completa revisione tariffaria con l’obiettivo di favorire la fidelizzazione rispetto all’utilizzo dei mezzi pubblici”.

La misura era stata varata in fretta e furia nella serata del 25 novembre, resa surreale dalla notizia dell’improvvisa chiusura dell’autostrada A26 per verifiche su due viadotti. Lo scopo era chiaro: scongiurare in tutti i modi un maxi ingorgo in città, visto il caos generato dai mezzi pesanti. Alla fine i disagi non sono stati apocalittici come nei pronostici. E le stime dei flussi sui bus, che al momento non sono rilevabili da tecnologie precise, hanno dato ragione al Comune: gli utenti sono aumentati del 10-15% e grazie al potenziamento delle linee di forza il sistema ha retto senza particolari emergenze.

Quanto abbiano sofferto le casse di Amt per 13 giorni di trasporto gratuito non si può dire con esattezza. L’azienda non ha affrontato costi diretti perché i ‘cartellini’ in più, cioè gli autisti in servizio sulle linee potenziate, sono stati pescati tra i verificatori abilitati alla guida (che del resto non avevano nulla da controllare). A causare il danno, semmai, sono stati i mancati introiti derivanti dalla vendita dei biglietti. Calcolando una media di 80mila euro al giorno si arriva a circa un milione. A questo numero bisogna aggiungere almeno una parte della quota di abbonamenti erosa dai futuri rimborsi. Così si arriva alla cifra di 1,5 milioni stimata dai sindacati. Soldi che si confida di recuperare dai fondi per l’emergenza stanziati da Roma.

Quella del trasporto pubblico free è una vecchia fissa del sindaco Bucci, che di recente ha ribadito: “Noi vogliamo arrivare al punto in cui i mezzi Amt, o alcuni mezzi, saranno gratuiti”, ovvero che “non ci sia necessità di un biglietto per salire a bordo”. Ma ha pure ricordato che “nessuno regala nulla”. E quindi?

Una rapida occhiata al bilancio di Amt ci dice come stanno le cose: nel 2018 biglietti e abbonamenti hanno fruttato 67 milioni di euro, mentre 106,3 milioni sono arrivati dallo Stato. Dato che i conti sono in sostanziale pareggio, si può dire che oggi gli utenti coprono un terzo dei costi necessari a tenere in piedi il servizio. E visto che i fondi erogati dal Governo potrebbero diminuire ancora in futuro, l’ipotesi del “tutto gratis per tutti” è oggettivamente insostenibile. Le (poche) città europee che lo hanno fatto ci sono riuscite solo grazie a una gran quantità di denaro pubblico proveniente quasi sempre dalla fiscalità generale.

Allora la strategia suggerita dalle parole del sindaco, che per ora rimane top secret, potrebbe essere: più abbonamenti e meno biglietti. Del resto Amt propone la tessera annuale più cara d’Italia tra le città con più di 500mila abitanti. Prendiamo in considerazione la tariffa standard per la sola area urbana: a Milano 330 euro, a Torino 310 euro, a Palermo 300 euro, a Roma 250 euro, a Napoli 235,50 euro. A Genova si pagano ben 395 euro, un record assoluto in una statistica che non tiene conto delle varie agevolazioni. Non è detto, ovviamente, che abbassare i prezzi garantisca l’equilibrio di mercato, ma tra i fattori c’è anche la convenienza dell’abbonamento rispetto alla corsa singola tipica dell’utente occasionale. E le dichiarazioni di Bucci – “in futuro vogliamo eliminare il biglietto” – paiono indicare questa direzione.

L’esperienza, comunque, insegna che il 44% dei genovesi che si spostano con un mezzo privato (la fonte è il Pums) non è scoraggiato tanto dalle spese – il carburante in genere costa di più – quanto dalla qualità complessiva del servizio offerto. Che a sua volta è influenzata dalla quantità di traffico presente sulle strade, almeno nei punti dove non esistono percorsi protetti per il trasporto pubblico. Lo share per bus, metropolitana e compagnia è fermo al 32%, tutti gli altri vanno a piedi o in bici.

Intanto, per chi si era già abbonato e in queste due settimane ha avuto l’impressione di rimetterci, Amt comunicherà nei prossimi giorni le modalità di rimborso. La scadenza delle tessere annuali potrebbe essere prorogata di 13 giorni (la durata complessiva della gratuità) come era successo nel 2013 dopo lo sciopero selvaggio, mentre a chi aveva acquistato l’abbonamento mensile potrebbe essere regalato un settimanale a titolo di ‘risarcimento’ per l’ultima settimana di novembre.