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In Liguria un altro uccello raro: avvistata a Chiavari la passera scopaiola golanera

Dopo la sula fosca che fa compagnia alle orche, ecco un altro volatile dal nome bizzarro che viene a svernare sulle nostre coste

Chiavari. Come l’anno scorso arrivò l’organetto, un uccellino proveniente dalla Siberia, anche quest’anno l’oasi del fiume Entella si presta al riposo migratorio di un’altra specie, più rara e pregiata: la Passera scopaiola golanera. Lo annuncia la Lipu spiegando che si tratta di un arrivo eccezionale. Solo ieri davamo notizia della sula fosca che sta facendo compagnia alle orche nel mare di Pra’.

E’ un passeriforme lungo 14 centimetri che vive nelle zone temperate e subartiche dell’Asia. Ha le parti superiori del corpo color marrone scuro striato con petto arancione tenue e il ventre bianco. E’ caratterizzato dalla gola nera e dal sopracciglio bianco che risaltano nell’alternanza di bande di piume chiare e scure. E’ un migratore che sverna in India e in altre parti dell’Asia meridionale. Nidifica in fitte foreste di abete rosso, in territori cespugliosi, spesso sulle pendici più elevate dei monti Urali, deponendo da tre a cinque uova. La sua alimentazione è esclusivamente insettivora.

Accidentale il suo passaggio in Europa. In Italia, quello sull’Entella è il secondo avvistamento dopo quello in Puglia nel 2014. L’arrivo di un individuo isolato, detto in termine tecnico ‘accidentale’, è un evento occasionale. “A differenza di altre specie che hanno abitudinariamente il fiume Entella come tappa di riposo, alcune, invece, ci si possono trovare per caso. Sta di fatto che, abitudinari o occasionali, molti uccelli selvatici trovano in questa piana un ambiente ideale per le loro esigenze”, spiega ancora la Lipu.

“Merito questo anche di chi cura alcune zone della piana con passione, mantenendo un ambiente naturale, tranquillo e confortevole, condizioni indispensabili affinché gli animali selvatici vi sostino: lasciare a disposizione acqua fresca e pulita, non sfalciare in primavera e in estate, in modo che le erbe si riproducano spontaneamente, lasciare allo stato selvatico il portamento dei cespugli, sono tutte buone pratiche per favorire un ambiente vitale per questi grandi viaggiatori, rendendo questo habitat anche un pregiato sito di interesse scientifico, non solo luogo di piacevoli passeggiate”, spiega l’associazione.