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Immobile occupato in via Gramsci, firmato l’accordo: una nuova casa per quattro famiglie

Dopo l'occupazione nel 2015 e un anno di vertenze e manifestazioni con la minaccia dello sgombero coatto, arriva il lieto fine.

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Genova. E’ stato firmato oggi tra l’assemblea degli occupanti e le Opere Pie l’accordo con cui è stata formalizzata una soluzione abitativa per le quattro famiglie che avevano occupato un immobile fatiscente di proprietà delle suore Filippine in via Gramsci 11 a Genova. A quasi un anno dall’inizio della vertenza, dopo ripetute minacce di sgombero coatto, tutti i nuclei potranno avere una soluzione abitativa alternativa a prezzi popolari.

La vicenda era cominciata nel 2015 con con l’occupazione dell’immobile da parte del movimento di lotta per la casa. Dopo la minaccia di sgombero coatto erano seguite lettere alla Curia e al Papa, un presidio sotto la Curia e diversi cortei di solidarietà per ottenere l’apertura di una trattativa con la stessa Curia. che ha poi svolto attraverso Don Giacomo Martino un decisivo intervento di mediazione tra le parti fino all’accordo raggiunto oggi che prevede per uno dei quattro nuclei l’assegnazione di un appartamento in coabitazione con un’altra famiglia, con un progetto di integrazione e supporto sociale, attraverso il Comune e il progetto SanPaolo, e l’assegnazione di appartamenti con contratto ad usufrutto gratuito per un anno agli altri 3 nuclei, attraverso la Fondazione Opere Pie Riunite.

Per Genova si tratta del secondo caso in cui un’occupazione collettiva che si risolve con una soluzione abitativa: nel 2017 23 appartamenti occupati tre anni prima in via Prè e in vico St.Antonio di proprietà di Palazzo Reale, erano stati regolarizzati con contratti di concessione abitativa a canoni popolari.

Generica

“La Fondazione delle Suore Filippine potrà quindi ritornare in possesso del proprio stabile – scrive in una nota l’assemblea degli occupanti di via Gramsci – augurandoci che la proprietà non venga lasciata all’abbandono e al degrado come è stato per anni, ma che venga ristrutturata e messa a disposizione di altrettanti nuclei familiari e persone in stato di necessità abitativa”.

“Due esempi – conclude la nota dell’assemblea – che dimostrano che gli unici antidoti al razzismo e alla morsa della crisi sociale ed economica che colpisce le classi popolari rimangono la lotta e la resistenza collettive, per rivendicare casa, lavoro, salute, istruzione e dignità per tutti e tutte, indistintamente da nazionalità, lingua, religione, genere e orientamento sessuale, e non certo la criminalizzazione dello straniero e delle lotte sociali come nella logica dei decreti Sicurezza dell’ex ministro Salvini e del governo Lega-M5S, così come in quella dei decreti Minniti-Orlando dei rispettivi ex ministri e dei governi del PD”.