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Genoa, è Nicola il nuovo allenatore. In arrivo anche rinforzi per la squadra risultati

Si ragiona su un contratto fino a giugno 2020 con obbligo di rinnovo in caso di salvezza

Genova. È ormai scontato l’arrivo di Davide Nicola sulla panchina del Genoa, in queste ore ci sarebbe stato anche un incontro con il presidente Enrico Preziosi: si ragiona su un contratto fino a giugno 2020 con obbligo di rinnovo in caso di salvezza.

Manca solo l’ufficialità per l’esonero di Thiago Motta che lascia dopo sei punti in 10 partite. È il terzo allenatore di questo campionato visto che alla guida del Grifone aveva iniziato Aurelio Andreazzoli.

Il neo ds Marroccu lavora anche per portare rinforzi: contatti con la Spal per il centrocampista Kurtic mentre Schone piace al Napoli ma avrebbe richieste anche dall’estero.

La piazza rossoblù Nicola la conosce bene, molto bene. Forse è per questo che, a differenza di altri, ha accettato, soprassedendo alle indubbie problematiche che ci sono. Questioni di cuore, certo, ma anche voglia di rimettersi in gioco dopo un esonero probabilmente ingiusto.

Davide Nicola, classe 1973, difensore, ha militato nelle giovanili rossoblù dal 1989 al 1992, per poi tornare al Genoa da giocatore fatto e finito dal 1995 al 1998 e dal 1999 al 2002. Erano gli anni della serie B. In serie A ha esordito col Siena nel 2004, per poi cambiare casacca fino al ritiro da giocatore: Torino, Spezia, Ravenna, Lumezzane.

Da allenatore esordisce proprio nel Lumezzane dal 2010 al 2012, poi Livorno (2012-2014, portando gli amaranto in serie A e poi esonerato quando la squadra era ultima nella stagione successiva), Bari (2014-2015, chiamato a sostituire Mangia, finisce decimo e poi esonerato nella stagione successiva, nonostante un bottino di 35 punti), Crotone (2016-2017 ottiene la salvezza, ma si dimette nella stagione successiva), Udinese (2018-2019 in sostituzione di Velàzquez, viene esonerato con la squadra virtualmente salva).

Come gioca?

Nicola, secondo Transfermarkt, ha utilizzato spesso il 3-5-2, ma ricordiamo che con il Crotone ha anche fatto ricorso al classico 4-4-2, dopo aver capito che con il 4-3-3 non avrebbe fatto strada, un cambiamento che ha consentito di arrivare alla salvezza. Adora la verticalità, una differenza che probabilmente si vedrà subito sul campo rispetto al Genoa di Thiago Motta.

In una delle sue interviste (qui il link alla fonte originale), ha spiegato una filosofia che il suo predecessore probabilmente non ha ancora bene in testa e che forse potrebbe davver essere determinante in una situazione come quella del Genoa: “Un allenatore intelligente sa adattarsi alla realtà, deve farlo. Se alleni una grande squadra, devi vincere titoli. Punto. Non serve che parli di crescita di un gruppo, è una perdita di tempo. Al contrario, se alleni una piccola squadra, come una neopromossa alla prima esperienza, devi strutturare un percorso attraverso una serie di obiettivi raggiungibili e misurabili. Va da sé, però, che per fare un determinato gioco, devi avere certi valori. Ti faccio un esempio: hai un giocatore che sistematicamente prende palla, entra nel campo e tira. Se tira 10 volte e non prende mai la porta, glielo fai notare e gli chiedi di fare altro. Ma se su 10 tiri ti prende la porta 10 volte e ti fa 4 gol, diventa un valore aggiunto che devi integrare con gli altri”.

Con l’Udinese Nicola ha adattato il modulo ai giocatori che aveva a disposizione, una sorta di 3-5-1-1 (con la difesa a 5 in fase di non possesso), basandosi sulla qualità di De Paul e contando sul “peso” di Lasagna. Al Genoa manca però un attaccante di peso e l’unico che riesce a dare qualità alla manovra è Pandev. Quello che occorre per la salvezza è anche una punta vera, sicuramente più esperta dell’acerbo Pinamonti.