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Fegino, due settimane dopo l’alluvione: rio pieno di detriti e zero certezze sul futuro fotogallery

Il comitato: "Non ci interessa se non piove, devono pulire subito". Commercianti ancora senza aiuti immediati

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Genova. A due settimane dall’alluvione c’è già aria di abbandono a Fegino, quartiere che più di tutti ha scontato le conseguenze dell’ultima ondata di maltempo. A preoccupare è sempre la situazione del rio omonimo, ancora ingombro di pietre e detriti che ostruiscono le bassissime passerelle responsabili in gran parte dell’esondazione nella notte tra il 22 e il 23 novembre.

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“Siamo molto arrabbiati – spiega Antonella Marras, presidente del comitato che ha denunciato la situazione sui social – i tronchi in gran parte li abbiamo tolti noi con l’aiuto dei vigili del fuoco, Aster ha rimosso solo i tubi di plastica venuti giù dal cantiere di Iplom. Non ci interessa se adesso non è prevista pioggia, la terra devono toglierla e basta, altrimenti al prossimo temporale il rio strariperà di nuovo nello stesso punto”.

Aster, che si muove su indicazione del Comune, riferisce che l’intervento inizierà appena l’acqua piovuta in enormi quantità nei giorni scorsi defluirà dall’alveo del rio Fegino. Per fortuna al momento non sono previste grosse precipitazioni. Ma la situazione, riferiscono i residenti, è critica anche sulle alture, dove ci sono ancora frane e strade dissestate.

I danni non si contano nella parte bassa di via Borzoli e in via Ferri, dove tutta l’acqua si è accumulata allagando i negozi per quasi due metri da terra. Il Comune ha aperto la procedura per chiedere i rimborsi, ma pratiche di quel tipo richiedono diversi mesi e diversi commercianti hanno chiesto un aiuto subito per ripartire. Nei prossimi giorni dovrebbe essere fissata una riunione con gli assessori Bordilli e Piciocchi, il presidente del municipio Romeo e le associazioni di categoria.

Intanto il comitato spontaneo di Borzoli-Fegino ha contattato i propri avvocati per valutare la presentazione di un esposto sulla mancata messa in sicurezza del rio Fegino nel tratto a monte. Il terzo lotto dei lavori non è mai partito perché, oltre all’ostacolo dell’oleodotto da spostare, mancano le coperture finanziarie. Dei 7,6 milioni necessari solo 2,9 sono stati accantonati in bilancio da Tursi, mentre altri 3,5 dovevano arrivare col piano ‘Italia Sicura’ ma sono stati misteriosamente cancellati dal ministro Costa del governo giallo-verde.