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Falsi report sui viadotti, i giudici: “Autostrade e Spea omettevano i controlli per favorire Atlantia”

Il Riesame: i "voti" sulle condizioni del viadotto Bisagno sono rimasti gli stessi per cinque anni. Gli ispettori di Spea si limitavano a ricopiare i dati dei report precedenti

Genova. “Le condotte contestate, di totale consapevole adesione agli scopi del gruppo, si inseriscono nella emersa tendenza a permeare la gestione dell’attività di sorveglianza e di manutenzione da parte di Aspi tramite la controllata Spea con condotte illecite dettate da motivi di stretta convenienza commerciale, dalla deviata qualificazione della natura degli interventi alla disinvolta attribuzione dei voti circa i difetti delle opere ammalorate, fino alla radicale omissione di ispezioni significative finendo sostanzialmente per occultare situazioni potenzialmente e concretamente pericolose per la viabilità e la sicurezza pubblica”.

Lo scrivono i giudici del tribunale del Riesame Massimo Cusatti, Simonetta Colella e Cristina Dagnino nelle motivazioni dell’ordinanza con cui hanno accolto la richiesta del pm Walter Cotugno di misure di interdizione alla professione per i dirigenti e tecnici di Spea tra cui l’ex amministratore delegato Antonino Galatà, già indagato per il crollo del ponte Morandi, per i falsi report sui viadotti Bisagno e Veilino. A settembre erano scattati arresti domiciliari e interdizioni per le attività sui viadotti Paolillo (A16, Puglia) e Pecetti (A26, Liguria).

Per i giudici “i reati sono gravi, commessi con ripetizione nel tempo, anche dopo il crollo del viadotto Polcevera, a dimostrazione dell’allarmante indifferenza al rispetto della normativa a vantaggio di logiche e indirizzi della struttura societaria di appartenenza di cui tutti i coindagati continuano a fare parte sia pure con mansioni diverse.

Se sul banco degli indagati ci sono in questo filone solo dipendenti e manager di Spea, i giudici chiamano in causa anche Aspi e indirettamente Altantia: “Aspi e Spea, legate al gruppo Atlantia e pertanto legate ai medesimi interessi della società controllante paiono proiettati a una logica di risparmio sui costi di manutenzione ad esempio attraverso l’arbitraria qualificazione in interventi locali di quelli in realtà strutturali oppure il mantenimento di voti bassi proprio nelle relazioni trimestrali di spesa per trasmettere l’immagine di efficienza della rete – scrivono – evitando sia impegnativi interventi di manutenzione sia drastiche decisioni dell’organo pubblico di controllo, come la chiusura di tratti autostradali; o ancora mediante rischiose autorizzazioni di trasporti eccezionali oltre i limiti di sicurezza, motivate da ragioni di mera convenienza economica. Anzi, risulterebbe che proprio le pressioni in tal senso da parte dei vertici di Aspi sulle decisioni di Spea avrebbero indotto i dirigenti di Spea addirittura a registrare conversazioni e riunioni con alti dirigenti di Aspi”.

Dall’installazione di disturbatori delle intercettazioni da parte degli inquirenti, alla preparazione dei testimoni i giudici genovesi parlano di “comportamenti allarmanti” e di “personalità del tutto scevre dalla presa di consapevolezza della estrema gravità delle condotte tenute – pur dopo il crollo del viadotto Polcevera – e del tutto inaffidabili”.

Sui ponti oggetto di questo filone di indagine, il Veilino e il Bisagno, nessuno entra dentro i cassoni, ma i report continuano ad essere gli stessi per anni. Solo per fare un esempio “il difetto rilevato riguardo agli impalcati/cassoni (anime) per il viadotto Bisagno e le votazioni restano invariate da settembre 2014 a febbraio 2019” scrivono i giudici. Analogamente per il viadotto Veilino “difetto e votazione per appoggi-apparecchi della campata 3 rimangono invariati da settembre 2014 a febbraio 2017” per poi non ricevere ulteriori votazioni.

In altri casi “si modifica un difetto senza cambiare la votazione”. Tutto questo è dimostrato anche dalle testimonianze di alcuni ispettori di Spea che hanno “ammesso espressamente di essersi limitati a riportare i numeri delle precedenti relazioni” e di essersi limitati a confermare quanto rilevato precedentemente dai colleghi ricopiando i dati già scritti in precedenza.

“La misura richiesta (dell’interdittiva ndr) pare pertanto il presidio minimo – concludono i giudici – necessario al fine di scongiurare il pericolo di reiterazioni di delitti analoghi in relazione al delicatissimo tema della circolazione e dei trasporti“.