Quantcast
La protesta

“Chiudiamo i porti alla guerra”, sabato 21 presidio sotto la Prefettura di Genova

Due settimane fa il corteo contro Leonardo/Finmeccanica a Sestri ponente

Genova. Un presidio davanti alla Prefettura per dire al Governo di chiudere i porti alla guerra. Lo ha indetto per sabato 21 dicembre il collettivo autonomo lavoratori portuali che due settimane fa ha organizzato insieme all’assemblea contro la guerra la manifestazione a Sestri ponente contro Leonardo.

“Tra i lavoratori c’è chi non vuole essere esposto a questa situazione, per motivi di sicurezza e, soprattutto, c’è chi non vuole essere – né più né meno – un ingranaggio della guerra” scrivono gli organizzatori nella pagina Facebook che convoca l’appuntamento.

“Ecco perché alcuni portuali si sono introdotti in una riunione tra padronato (del porto) e istituzioni (del porto) a dire a chiare lettere che questa storia deve finire – dicono ancora – o la guerra esce dal nostro porto o le conseguenze – innanzi tutto economiche – saranno di tutti”.

“Non siamo disposti a tollerare che un rifornimento continuo ed essenziale alla guerra, quindi alla morte e miseria per milioni di persone, abbia a Genova una sua tappa”.

Il riferimento è principalmente alle navi della flotta saudita Bahri che mensilmente transitano dal porto di Genova per arrivare in Arabia Saudita, spesso cariche di armi destinate alla guerra allo Yemen. A maggio i portuali genovesi riuscirono con proteste e presidi e bloccare l’imbarco di alcuni generatori destinati alla Guardia Civil con tanto di plauso da parte di Papa Francesco che, in riferimento all’atteggiamento dei governi occidentali, ha parlato senza mezzi termini di “ipocrisia armamentista”.

Non sono certo solo le navi della Bahri ad attraversare il porto di Genova cariche di armi e munizioni, ma in qualche modo quelle navi sono diventate il simbolo di una battaglia non solo italiana ma che nel nostro Paese è partita proprio dai portuali genovesi.

L’appuntamento è fissato alle h15:30 davanti al Palazzo della Prefettura di Genova.

In un volantino che verrà fra l’altro distribuito sabato il Calp spiega ai genovesi le ragioni della protesta.

In mezzo ai container dove arrivano tra l’altro “i regali natalizi che state acquistando” e che “contribuiscono alle fortune del nostro porto che è la principale risorsa economica e di occupazione del territorio” ci sono “armi, carri armati, bombe aeree, centrali di comando di droni che Paesi dell’Occidente come Usa, Canada e i Paesi europei Italia compresa vendono a regimi dittatoriali e guerrafondai” che usano queste armi “per terrorizzare e fare stragi di popolazioni civili”.

“Per un porto sostenibile e etico al servizio dei commerci di pace per la prosperità dei popoli – si chiude il lungo documento – siate con noi nelle prossime lotte per fermare le navi e le industrie della morte”.