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Autostrade estromessa dai lavori del ponte, il Tar rinvia il decreto alla Corte: “Profili di incostituzionalità”

Dopo il ricorso della società contro il decreto Genova. Senza sospensiva niente blocco dei lavori

Genova. Il Tar della Liguria ha deciso di trasmettere alla Corte Costituzionale il quesito di Autostrade contro il decreto Genova che l’ha estromessa dalla demolizione e ricostruzione di ponte Morandi. Nell’attesa ha sospeso il giudizio sul ricorso di Aspi sull’annullamento del decreto stesso.

Lo hanno deciso i giudici del Tar regionale secondo quanto emerge dalle ordinanze depositate questa mattina. I giudici amministrativi hanno rilevato profili di incostituzionalità. Aspi aveva rinunciato a bloccare i lavori.

Secondo il Tar “emerge un diritto” in capo ad Autostrade al proprio “corretto adempimento” di quanto previsto dalla concessione, oltre all’obbligo “di ‘mantenimento della funzionalità delle infrastrutture concesse attraverso la manutenzione e la riparazione tempestiva delle stesse'” di tutta l’infrastruttura e non solo del viadotto sul Polcevera.

“Pare al collegio che l’interesse di Aspi all’impugnativa sussista atteso che con norme giuridiche puntuali, specifiche e indirizzate ad incidere sulla propria sfera giuridica il legislatore risulta aver alterato il complesso di diritti ed obblighi attribuiti alla ricorrente” dalla convenzione unica.

Nel rinviare il ricorso Aspi alla Corte Costituzionale il Tar segnala tra l’altro che “il legislatore non pare avere adeguatamente assolto” all’ “onere motivazionale con conseguente possibile violazione degli articoli 3 e 97 della Costituzione”. Il legislatore, segnala il Tar, è intervenuto “nell’ambito del rapporto convenzionale”, ovvero nella concessione di cui Aspi è ancora parte, “incidendo autoritativamente sull’obbligo/diritto di quest’ultima di porre in essere qualunque attività relativa alla demolizione e ricostruzione” del Morandi, ed escludendo Autostrade “dalla possibilità di partecipare alle gare per gli affidamenti delle opere e servizi”, imponendo anche prestazioni patrimoniali. “Se, in via astratta, tale soluzione estrema non possa ritenersi inammissibile, proprio in considerazione della estesa e incisiva portata degli effetti, la stessa deve essere sostenuta da una giustificazione non irragionevole o illogica e puntualmente motivata”.

Per il Tar “risulta censurabile, poi, per possibile irragionevolezza e difetto di proporzionalità una previsione che, da un lato, priva il debitore dell’obbligo-diritto di adempiere direttamente alla prestazione dovuta, senza che nel frattempo sia stato accertato, quantomeno in via cautelare e indiziaria e anche solo in via amministrativa, un eventuale inadempimento, e, dall’altro, gli impone di sostenere il pagamento dei costi per le medesime opere, peraltro da altri determinati”.

Per il Tar non è adeguatamente esplicitato “il perché pur a fronte della evidente urgenza e gravità della situazione, una celere e adeguata demolizione e ricostruzione non avrebbe potuto essere effettuata da Aspi, eventualmente mediante approntamento di ulteriori ritenute garanzie quale una forma di idonea vigilanza da parte di soggetti terzi o comunque di collaborazione tra il Commissario straordinario e Aspi medesima”.