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Soppalchi e scale per il “museo della città”: è già polemica sul futuro della Loggia Dei Banchi

Per ora è stato presentata una abstract proposal ma tanto basta per far levare gli scudi sulla struttura del 1500 che, a detta di alcuni, sarebbe snaturata

Genova. Il bozzetto sembra il disegno di un bambino, ma la cosa non deve stupire – oggi gli architetti fanno così – eppure sta già scatenando una delle polemiche più accese del momento. La giunta comunale di Genova ha intenzione di trasformare la Loggia della Mercanzia di piazza Banchi, edificio del 1500 oggi occupato oltre ogni tempo massimo da una bizzarra mostra del cinema, in un “museo della città”. E fino a qui.

Ma il progetto presentato in commissione dall’assessore Barbara Grosso è quanto meno dirompente. La loggia, infatti, cambierebbe volto, almeno al suo interno, perché il museo sarebbe strutturato su 13 spazi e su quattro piani. Esatto, quattro piani soppalcati, che potranno piacere o meno, ma che sicuramente impediranno – se saranno realizzati – una visione d’insieme dell’architettura originale, dei marmi, delle vetrate e delle volte.

A far scoppiare la polemica un post su Facebook del consigliere comunale del Pd Alessandro Terrile: “Aveva resistito oltre 4 secoli. Ma ora la Loggia di Banchi sarà invasa dai soppalchi per fare spazio al Museo della Città”.

L’allestimento nasce da un bando di gara pubblico, con coinvolgimento di figure esterne al Comune, ed è già finanziato dalla Compagnia di San Paolo con 1 milione e 600mila euro. Nella presentazione dell’assessore Grosso si parla di un museo “simile al Guggenheim” di New York. Per chi avesse curiosità, è questo.

I vincitori affidatari, anche se non c’è stata ancora un’assegnazione definitiva dell’incarico, sono un gruppo di studi e professionisti che vede come capofila lo studio Migliore+Servetto di Milano e
lo studio genovese Go-Up di Paolo Raffetto e Nicola Canessa, nel raggruppamento anche Inglobe, lo studio Prd, Luca Pizzorni, Alberto Messico e Maddalena Piccini.

Va detto che il progetto vero e proprio non è stato ancora presentato dai sopracitati professionisti, che dovranno elaborare un piano più complesso e sicuramente differente rispetto a quanto mostrato in commissione comunale. Quanto osservato dai consiglieri per ora è un documento con il titolo “abstract proposal“. Il bozzetto in questione non è opera degli architetti. E dal dire al fare, come è noto, c’è di mezzo più di un file Pdf. Però la comunità politica, gli addetti ai lavori e i cittadini hanno già iniziato a commentare l’idea. Qualcosa di più, in effetti, di un processo alle intenzioni.

Francesco Rosadini, di Continuum Architetti, ne fa un discorso di “sensibilità progettuale”. “Puoi immaginare qualcosa che lasci la percezione dello spazio della loggia – suggerisce – oppure qualcosa che invece non permetta più di apprezzare l’interezza del volume cinquecentesco, oppure qualcosa che faccia leggere correttamente “il volume cinquecentesco con un altro volume dentro”. Quello schizzo lascia immaginare soltanto che al posto dello spazio rinascimentale vedremo solo quattro fette di salame, pavimento e controsoffitto, delle quali l’ultima avrà un soffitto percepibilmente curvilineo”.

Generica

E continua, citando una figura Giancarlo De Carlo. “Ai tanti che a Genova hanno avuto la fortuna di seguire le sue lezioni è ancora chiara l’impronta di metodo fatta di lettura/programma/progetto: prima si leggono gli spazi, la loro natura e le loro vocazioni. Poi si predispone un programma di intervento che vesta correttamente la loro natura e le loro vocazioni. Dopodiché il progetto è la corretta formalizzazione delle intenzioni precedenti. Qui si è fatto il contrario: ovvero un programma aprioristico che si è cacciato a forza in un organismo architettonico come se fosse una scatola qualunque. il carattere infantile del disegno non comunica semplificazione, ma piuttosto indifferenza, se non di peggio”.

Tra gli interventi degni di nota anche quello di Elisa Serafini, ex assessore alla Cultura della giunta Bucci, che ricorda che il Comune avesse “già approvato un progetto con il Conservatorio di Genova e l’Accademia Ligustica per creare un polo multifunzionale per i giovani“. Il museo “della città” non avrebbe dovuto nascere lì ma, se mai, all’interno di un altro edificio. “I musei hanno costi di gestione immensi, e no, non se ne sentiva proprio il bisogno. Mi dispiace per tutti i ragazzi, musicisti e artisti, che avevano riposto speranza in un progetto partecipato e all’avanguardia. Mi dispiace anche per la parola che avevamo dato, come amministrazione, al presidente del Conservatorio Giuseppe Pericu. Un’occasione persa, mille opportunità perse”, scrive commentando il post di Alessandro Terrile.

Un altro ex assessore, ma di altra giunta comunale, ovvero Arcangelo Merella, si interroga sull’eventuale parere della Sovrintendenza a un simile progetto. Una risposta che, in effetti, potrebbe stroncare il progetto sul nascere. Nell’abstract presentation si parla di un’idea realizzata in concorso con la Sovrintendenza ma non si dà affatto per scontato l’assenso. La partita, insomma, è appena iniziata.