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“Serve uno sciopero europeo”: ai lavoratori ex Ilva solidarietà dalle delegazioni delle fabbriche siderurgiche d’Europa

A villa Bombrini i consigli di fabbrica di Dunkerque, Fos sur mer, Brema, Duisburg, Amburgo, Eisenhuttenstadt, Liegi e Genova

Genova. “La crisi della siderurgia attraversa tutta l’Europa e la necessità di collegare a livello europeo le battaglie dei lavoratori è più che mai evidente. E’ una vecchia storia, quando gli affari europei vanno bene i grandi gruppi fanno i miliardi, appena il ciclo rallenta lo vogliono far pagare ai lavoratori. Per questo serve un sindacato europeo, una contrattazione europea e uno sciopero europeo”.

Lo dicono in un comunicato unitario i consigli di fabbrica di Dunkerque, Fos sur mer, Brema, Duisburg, Amburgo, Eisenhuttenstadt, Liegi e Genova riuniti da questa mattina a Villa Bombrini, ospiti della Fiom genovese, per il coordinamento europeo dei consigli di fabbrica della siderurgia.

Il coordinamento ha anche espresso solidarietà con i lavoratori ex Ilva precisando che “i lavoratori sono gli unici che possono difendere i propri interessi” e che “occorre anche alzare lo sguardo e collegare le lotte dei metalmeccanici in un quadro europeo”.

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Lo sciopero europeo sarebbe l’aspirazione massima” dice Massimiliano Repetto, rsu di Novi Ligure. Lo stabilimenti del basso Piemonte non ha al momento nessun lavoratore in cassa integrazione: “Al momento siamo quelli che sono stati toccati meno dai problemi di Taranto – spiega – ma è chiaro che i problemi dell’acciaio e di Mittal sono europei, non più nazionali”.

“E’ importante avere la possibilità di organizzare uno sciopero europeo visto che Arcelor Mittal sta tenendo in ostaggio migliaia di lavoratori scambiando le fluttuazioni del mercato con una crisi generalizzata come quella che ci fu qualche anno fa” aggiunge Philippe Verbeke, coordinatore nazionale Cgt.

Nello stabilimento francese di Dunkerque i dipendenti A.Mittal sono 3 mila e nessun lavoratore in cassa integrazione, che invece è utilizzata nello stabilimento di Fos sul mer a Marsiglia.

Più cauto il delegato dello stabilimento di Arcelor Mittal di Brema: “Per poter arrivare a uno sciopero europeo serve l’adesione di tutti i paesi e di tutti i sindacati e non è semplice” dice Mike Boehlken. A Brema i lavoratori sono 3500, al momento non c’è nessuno in cassa integrazione “ma la situazione non è buona – spiega il delegato tedesco – e sappiamo che arriverà all’inizio del 2020”.

“Qui a Genova i lavoratori sono tesissimi. La data che ci interessa è il 12 mese, se il prossimo mese non ci sarà lo stipendio per qualche schizofrenia della politica sapranno dove trovarci” dice Armando Palombo, coordinatore dell’rsu dello stabilimento Arcelor Mittal di Genova.

Per quanto riguarda il lavoro a Genova sono in arrivo ancora due navi: “A Cornigliano – spiega Palombo – arriverà un nave domani e ci è arrivata notizia che un’ulteriore nave arriverà i primi di dicembre da Aviles nelle Asturie per il ciclo della latta. Di conseguenza sullo zincato abbiamo lavoro fino al 24 novembre mentre sulla latta fino a fine anno”. A Genova quindi “il lavoro c’è – aggiunge Palombo – il mercato ovviamente è in difficoltà ma Genova può resistere. Se dovesse chiudere qualcosa per motivi che non dipendono dal mercato ma per scelte politiche potete immaginare quali saranno le conseguenze”.

“La crisi c’è in tutto il mondo e c’è in Europa, a Fos sur mer ci sono 1400 lavoratori in cassa integrazione su 4 mila, ma tutti gli stabilimenti in Europa parlano di ammortizzatori sociali con l’idea di di ripartire. L’unico posto dove si pensa di fermare tutto è in Italia” dice il segretario genovese della Fiom Bruno Manganaro. “La politica ci ha messo del suo – aggiunge – rendendosi inaffidabile e dando a Mittal un argomento per dire che qui non si può gestire la crisi e bisogna solo abbandonare. E’ un disastro che viene scaricato sui lavoratori, sulle loro famiglie e su tutto il mondo che ruota intorno all’acciaio e una piccola palla di neve rischia di diventare una valanga”.