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Ponte Morandi, la telefonata tra gli indagati: “Se ha mollato il cassone…”, “Siamo deboli, lì non potevamo fare ispezioni”

I dettagli di un'intercettazione nell'ambito dell'inchiesta sui falsi report

Genova. “Perché che cosa può essere successo? Può essere successo che, ad un certo punto, il cassone comprimeva e ad un certo punto ha mollato!”. A parlare è Carlo Casini, responsabile della sorveglianza dell’Utsa Genova dal 2009 al 2015, uno degli indagati nell’inchiesta della procura di Genova sui falsi report dei viadotti autostradali e anche su quella sul crollo vero e proprio. Questa frase, riportata dall’agenzia Ansa, è stata intercettata dagli investigatori. Casini è al telefono con Marco Vezil, tecnico di Spea, altro indagato nelle due inchieste, e prova a fare alcune ipotesi sul crollo.

Casini ipotizza: “…O che il cassone ha mollato, perché metti che le campane, metti la sfiga che sulle campane ci percolava dell’acqua che entra in soletta, te l’hanno corroso, vuuum (simula a voce il rumore del crollo del ponte) ha mollato subito, mollando subito è venuto giù perché… certo che se effettivamente… lo strallo… perché che cosa può essere successo?”.

Vezil risponde: “però lì siamo deboli perché non andavano, nel cassone…”. E Casini conferma: “non
potevano andarci”, riferendosi agli ispettori di Spea, un riferimento alle mancate ispezioni ai cassoni che non sarebbero avvenute dal 2013 e che sono nel mirino della procura.