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Lettere al direttore

Ordinanza anti-smog, Italia in Comune: “Ancora incertezza su regole e strade della zona benzene”

Genova. Riceviamo e pubblichiamo da Andrea Marazzi, Italia in Comune Genova.

“A partire da lunedì 4 novembre è scattata l’ordinanza del Comune di Genova, relativa al divieto di accesso al centro urbano da parte dei mezzi benzina e diesel classificati come euro 0, 1 e 2. Lo scopo dell’ordinanza è ovviamente quello di ridurre la quantità di emissioni inquinanti impedendo la circolazione dei mezzi di vecchia generazione che maggiormente inquinano rispetto a quelli di più recente realizzazione. Purtroppo, a distanza di una settimana dall’entrata in vigore dell’ordinanza, a parte generici articoli pubblicati sui media locali, risultano affetto chiari i limiti geografici dell’area sottoposta a limitazione della circolazione, soprannominata “zona Benzene”.

Reperire informazioni dettagliate è stato naturalmente tutt’altro che immediato poiché evidentemente
la pagina del Comune di Genova correlata, oltre a non essere stata pubblicizzata al pubblico attraverso i media, non è stata adeguatamente indicizzata perdendosi pertanto nel mare magno dei risultati restituiti dal browser. Una volta reperito l’indirizzo corretto nel quali si rende conto dell’ordinanza ci siamo trovati davanti due documenti allegati: una planimetria e una lista di descrizione, che ci sembra di capire comprende l’elenco dei limiti e delle “eccezioni” rispetto alla planimetria.

L’area in oggetto è estremamente ampia e comprende tutto il quartiere della Foce, buona parte del quartiere di Marassi, alcune propaggini del quartiere di Terralba, tutto il centro da Corso Firenze al mare, nonché Dinegro e la quasi interezza di Sampierdarena. All’interno gli ospedali Galliera e Villa Scassi, tutti gli uffici del del Comune di Genova all’interno del Matitone, l’anagrafe di C.so Torino, l’Agenzia delle Entrate a Carignano, la sede principale dell’Inps di via Assarotti, Buona parte degli atenei universitari, ed un numero imprecisato di scuole di diverso grado. La città praticamente risulta praticamente spezzata in due con l’unica eccezione della sopraelevata, che però, a giudicare dalla planimetria finisce nel vuoto della zona vietata (la descrizione delle eccezioni a Sampierdarena è a dir poco nebulosa). Raggiungere la Val Bisagno da Levante risulta complicatissimo, essendo costretti a percorrere via Torti, e di lì attraverso via Toselli fino al budello di via Varese (a meno di non svalicare la collina di Bavari), la circonvallazione peggio ancora. Non parliamo di raggiungere la Valpolcevera venendo da levante o a la Val Bisagno venendo da ponente.

L’elenco dei limiti e delle “eccezioni” va a complicare ulteriormente il quadro essendo poco coerente con la mappa, poco leggibile. Sostanzialmente una lunga lista di vie, in alcuni casi poste a far da confine all’area stessa, in altri casi eccezioni al divieto. Prima della lista stessa il documento si definisce “Le strade si intendono tutte escluse salvo diversa indicazione”, e qui sta l’inghippo, perché moltissimi sono indicate con al fianco la dicitura “inclusa”.

Quindi dobbiamo interpretare le voci “incluse” come eccezione dell’eccezione? A fronte degli enormi disagi che tale situazione arreca ad un’ampia porzione della popolazione genovese, l’unica misura lenitiva è stata ad oggi l’istituzione di incentivi economici per la rottamazione dei mezzi coinvolti e l’acquisizione di veicoli ibridi od elettrici. Misura questa che sicuramente ha fatto la felicità di chi ha la disponibilità economica per acquisire un nuovo mezzo alimentato a energia elettrica, ma che in alcun modo risolve il problema dei molti che, anche a fronte del contributo, non si possono permettere di sborsare qualche migliaia di euro per l’acquisto di un mezzo nuovo.

Meglio sarebbe stato garantire a fronte del divieto un miglioramento diffuso del servizio pubblico e contemporaneamente definire ed organizzare parcheggi di interscambio ai margini dell’area sottoposta a vincolo, in modo da non generare problemi nella gestione del traffico nelle zone poste al limitare dell’area, zone è bene sottolinearlo, residenziali, ad alta densità abitativa.

Un ultimo appunto. A fronte di una rapida ispezione nelle aree di confine della zona limitata, non abbiamo osservato alcuna indicazione stradale, alcun cartello, che segnalino l’esistenza dell’area stessa e dei limiti imposti dall’ordinanza. Questo non solo potenzialmente potrà in futuro generare un consistente numero di legittime contestazioni, ma risulta potenzialmente lesivo nei confronti di eventuali turisti, o comunque automobilisti forestieri, i quali non possono essere tenuti a conoscere le ordinanze del Comune di Genova.

Pur comprendendo e condividendo le motivazioni ambientali di fondo del provvedimento non possiamo che chiederci se non ci fossero altre strade percorribili prima di questa per contribuire alla riduzione delle emissioni, come l’elettrificazione delle banchine portuali, maggiori limiti da porre alle navi, un efficientamento del patrimonio immobiliare, la realizzazione di impianti micro eolici e fotovoltaici.