Genova. Era uno dei tre cinema della Media Val Bisagno, con l’Esperia di Pontecarrega – oggi supermercato – e al Perla a San Gottardo – concessionaria d’auto – il Nazionale già Savoia) di Molassana è stato per anni, dal 1934 per la precisione, un punto di riferimento sociale di questa parte di Genova. Chiuso dagli anni Settanta, non solo non è più un cinema ma per questioni intricate di investimenti e proprietà oggi non è proprio niente. Un buco nero, uno dei tanti, nella periferia cittadina.
Un’idea di che farne, ora, arriva da Gaetano D’Elia, appassionato della storia di questo edificio tanto da dedicargli una pagina su Facebook e una raccolta firme sulla piattaforma Change.org. La proposta è quella di realizzare all’interno di quella struttura uno spazio museale dedicato proprio alla contaminazione culturale esistente nelle periferie dagli anni Settanta a oggi. La petizione, diretta al sindaco Marco Bucci, al presidente della Regione Giovanni Toti e al presidente del municipio Media Val Bisagno Roberto D’Avolio, è che punta ad arrivare a 500 firme nei prossimi giorni, chiede anche di riportare il Nazionale alla sua originaria funzione di teatro e cinema.
Ma l’idea nuova è quella, appunto, del museo. “Uno spazio museale negli ampi spazi del foyer, del magazzino e di altri spazi non più necessari – scrive Gaetano D’Elia – spazi allestiti per collezioni e attività esperienziali su cinema, musica, arte, abbigliamento, cultura, società, politica, tecnologia. Un museo che porti la cultura in periferia e la cultura della periferia ovunque. Un museo che aiuti a capire gli anni che vanno dal dopoguerra agli anni 70. Anni di cambiamenti e contaminazioni culturali. Di crescita economica e trasformazione sociale. Di paesaggio da civiltà contadina a industriale. Di immigrazione e integrazione. Di cambiamenti socio economici. Dell’attenuarsi del miracolo economico italiano, degli effetti della guerra fredda, gli anni di piombo, i prodromi della globalizzazione”.
La petizione propone di lanciare un concorso di idee. Tuttavia il problema non è solo politico ma burocratico. Anche se il Comune volesse accogliere la proposta della realizzazione di un museo dovrebbe prima acquisire l’edificio, proprietà della famiglia che lo fece costruire, oppure convincerli a darlo in concessione. Negli ultimi anni più volte l’amministrazione pubblica ha aperto delle trattative, anche proponendo la destinazione d’uso del palazzo, ma non c’è stato mai nulla da fare.