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Il Trovatore inaugura la stagione d’opera al Carlo Felice, la regista Bianchi: “Intrecci come nel Trono di Spade” foto

Un'opera cupa caratterizzata da passione, sangue, bellezzam in scena dal 22 novembre all'1 dicembre

Genova. Il fuoco, la furia, ma anche la luce lunare e le melodie soavi. Personaggi femminili magnifici, intrecci come una grande fiction di oggi (la regista Marina Bianchi l’ha paragonata al Trono di Spade), un ruolo, quello di Manrico, che è “il tenore per eccellenza”, come spiega il maestro Andrea Battistoni nella presentazione del Trovatore di Giuseppe Verdi. Il titolo, che apre la stagione di opera e balletto del Teatro Carlo Felice il 22 novembre (repliche sino al 1 dicembre), rappresenta per Genova un fondamento: è stata l’opera scelta per l’inaugurazione del Teatro, completamente rifatto, nel 1991.

Trama: Ferrando racconta la storia della zingara messa al rogo anni prima e di come, in seguito, il fratello del conte venne rapito.
Il conte ormai cresciuto, è innamorato di Leonora, ma lei ama il giovane Manrico (il Trovatore). Manrico viene a sapere da Azucena (sua presunta madre) la storia di come sua madre venne messa al rogo dal conte e di come lei per vendicarsi volle dare alle fiamme il figlio del conte, ma per sbaglio uccise suo figlio. Catturata per puro caso Azucena, Ferrando riconosce in lei la zingara che rapì il fratello del conte. Saputo della cattura, Manrico si lancia al salvataggio, ma viene catturato. Leonora, pur di salvare il suo amato, decide di cedere alle lusinghe del conte. Manrico sta per essere liberato quando la giovane si accascia a terra e muore, perché si era avvelenata. Il conte, furioso, manda Manrico a morte. Solo dopo l’esecuzione Azucena gli dice che in realtà si trattava di suo fratello perduto da anni.

“È difficile parlare di Trovatore – dice Marina Bianchi – perché tutti pensano di conoscere quest’opera. Invece io ho sgomberato il campo e provato a leggerla di nuovo. Davvero sembra il racconto di una grande fiction. Ogni personaggio ha intrecci diversi con gli altri e poi ci sono le donne: Leonora, dal carattere forte e indipendente, che potrebbe sposare un conte, ma si innamora di uno zingaro”. Bianchi ne elogia la forza: “Le ho messo un libro in mano perché la cultura è fondamentale. All’epoca le donne erano ossessionate dalle gravidanze e le uniche che potevano studiare erano le monache. Leonora ha coraggio per affrontare il proprio destino e questa forza le arriva anche dalla cultura”. L’altra figura femminile è Azucena: “Verdi la considerava il suo personaggio più riuscito – sottolinea la regista – ha tutto ciò che le donne hanno dentro: la sapienza delle erbe e della cura, ma anche quella capacità magica tipica femminile”. Il senso di maternità allargata, l’amore filiale, ma anche il dolore del conte di Luna che non riesce ad avere la sua amata. Tutto con, sullo sfondo, ma protagonista al pari dei personaggi la guerra e le armi, tanto che persino il coro ha preso qualche lezione su come si facciano di duelli da Corrado Tomaselli, maestro d’armi.

Il progetto scenografico e i costumi sono di Sofia Tasmagambetova e Pavel Dragunov, che hanno racchiuso il tutto dentro a un girevole. Le luci sono di Luciano Novelli.

“Il Trovatore fa parte, con Rigoletto e Traviata della trilogia popolare, un aggettivo che non è non svilente, ma uno dei più bei complimenti – afferma Battistoni – perché fa parte della memoria collettiva e del substrato culturale che ci rende italiani. Musicalmente l’opera è sospesa tra il polo del fuoco e il polo della luce lunare tra l’urgenza espressiva e le memorie del bel canto, con la leggerezza notturna che è l’anima più affascinante dell’opera, che torna alla dimensione del bel canto e al melodramma classico”. Dall’altro lato, secondo Battistoni, il fuoco porta Verdi avanti di 100 anni nelle parti di furia.

Il cast, sottolinea il direttore, è “eccezionale: i quattro ruoli principali sono tra i più temuti e attesi dal pubblico. In questo caso il Carlo Felice si affida a veterani ed esperti dei ruoli. “Verdi – spiega Battistoni – era ossessionato dalla novità e in questo caso consisteva nella parola scenica unita alla musica, per questo chi interpreta Azucena deve avere grandi doti attoriali e vocali.

Protagonisti: Massimo Cavalletti e Sergio Bologna (conte di Luna), Vittoria Yeo e Rebeka Lokar (Leonora), Violeta Urmana e Maria Ermolaeva (Azucena), Marco Berti e Diego Cavazzin (Manrico), Mariano Buccino (Ferrando), Marta Calcaterra (Ines), Didier Pieri (Ruiz).