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Il Trovatore al Teatro Carlo Felice, tre motivi per andare a vederlo fotogallery

La recensione della prima al Teatro Carlo Felice

Genova. Il debutto del Trovatore ha raccolto applausi convinti al Teatro Carlo Felice (per saperne di più su trama e brani celebri cliccate qui e qui). Ampiamente promossi la direzione di Andrea Battistoni e la regia di Marina Bianchi in questo nuovo allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice in scena sino al primo dicembre. Qui tutte le informazioni.

Come al solito vi diamo i tre motivi per andarlo a vedere:

Le protagoniste femminili. Violeta Urmana (Azucena), ha ricevuto vere ovazioni, Vittoria Yeo (Leonora) è stata all’altezza della situazione. In questo dramma, Verdi ha ritagliato due ruoli davvero notevoli. La duplicazione delle protagoniste femminili non è la normalità nell’opera lirica, è quindi un’occasione da non perdere ammirare e ascoltare le diverse sfaccettature di questi due personaggi così diversi: l’Azucena di Urmana ha una presenza scenica eccezionale e rappresenta tutto ciò che è magico nel femminile, animata dalla sete di vendetta indotta dalla madre bruciata sul rogo e Leonora, talmente fedele al suo amore per Manrico, da avvelenarsi pur di non finire tra le braccia del Conte di Luna (un ottimo Massimo Cavalletti).

Le scenografie. Sofia Tasmagambetova e Pavel Dragunov, hanno creato una struttura imponente, militaresca, che incombe sui protagonisti come le nuvole che scorrono sullo sfondo per tutta la durata dell’opera, prima rosse, poi bianche, poi grigie fino alla notte in cui tutto precipita, una notte in cui domina la luce argentea della luna che si riflette sui protagonisti grazie alle luci di Luciano Novelli. Una struttura che è anche funzionale alla sensazione di guerra imminente, sempre presente grazie ai movimenti insegnati dal maestro d’armi Corrado Tomaselli.

Il coro. Il canto nella parte seconda “Vedi! Le fosche notturne spoglie” merita una menzione. Oltre a essere uno dei pezzi più famosi dell’opera, il coro del Carlo Felice lo ha interpretato molto bene.

Il punto debole.

Nel debutto non è piaciuto a tutti il Manrico di Marco Berti. La potenza non gli manca, non gli è stata perdonata qualche imprecisione che siamo sicuri sia stato solo un incidente di percorso, visto che questo ruolo l’ha interpretato diverse volte.