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Il Diurno di Principe, viaggio nel sottosuolo e nel tempo alla scoperta del gioiello liberty fotogallery

Le immagini raccolte dall'esploratore urbano Luciano Rosselli e dalla pagina "Il sottosuolo di Genova e oltre" ci raccontano di un mondo cristallizzato al 1970

Genova. Il Diurno della stazione di Genova Principe venne chiuso nel 1970. Molti genovesi, soprattutto quelli di nuova generazione, non sanno neppure che fosse esistita questa sorta di lounge ante-litteram. Una struttura estesa sotto piazza Acquaverde, fatta di stanze, cunicoli, gallerie, passaggi dai binari della stazione agli alberghi della zona, e di servizi utili per chi, dopo un lungo viaggio in treno, aveva bisogno di lavarsi, rassettarsi, magari tagliarsi barba e capelli, riposarsi, farsi lucidare le scarpe, depositare i bagagli o recuperare una lettera al fermo posta.

Dopo 50 anni di chiusura totale e di totale abbandono, c’è chi è sceso là sotto. Un viaggio nel sottosuolo e nel tempo. Perché nel Diurno di Principe – grazie alle fotografie di un esploratore urbano esperto come Luciano Rosselli e ad Antonio Travi, fondatore della pagina Facebook Il sottosuolo di Genova e oltre (dove potete trovare tante altre foto legate al reportage) – sembra di tornare agli anni Venti, tra scritte in stile, arredi liberty, dettagli da togliere il fiato come scontrini scritti a mano, smalti per unghie ancora in bella mostra, tinte per i capelli, sedie da barbiere e tanto altro ancora.

La visita è stata possibile, oltre alla passione dei protagonisti, grazie al gruppo Viziano, titolare dei diritti di superficie del Sotterraneo e che ha aperto l’unico varco oggi non murato.

Urbex nel Diurno di piazza Acquaverde

Cosa c’era. L’ex Diurno era esteso oltre 1000 metri quadri, aveva a disposizione decine di box bagno e docce, un servizio postale con cassettiera, una reception, negozi di barbieri, parrucchiere per uomo e donna, pedicure, manicure, lavanderia, lustra scarpe e calzolaio. Le immagini danno l’idea di quanto Genova fosse una metropoli negli anni del boom economico e poi fino agli anni Settanta.

La pagina Facebook Il sottosuolo di Genova e oltre raccoglie tre entità differenti, il Centro di ricerche ipogee di Genova, il coordinamento ligure Studi militari e lo Speleo Club Ribaldone. Si tratta di una rete di professionisti e ricercatori, esperti nel campo della speleologia, dell’archeologia sotterranea, della documentazione e della fotografia. Questo per ribadire che non è cosa buona improvvisarsi “urbex”, ovvero quel tipo di appassionati che si inoltrano in luoghi abbandonati, né per questioni legali né per questioni di sicurezza. Sempre meglio inoltrarsi in compagnia di figure più esperte.

Lo scopo della rete Il sottosuolo di Genova e oltre ha lo scopo di riportare alla luce veri e propri “musei sepolti”, valorizzarli, studiarli e renderli fruibili a tutti. Prossimamente tenteranno di esplorare i sotterranei del palazzo Del Principe e raccogliere altro materiale inedito.