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Grandi opere ferme al palo, edilizia sempre più in crisi: Genova scende in piazza

Da inizio anno 166 imprese in meno in Liguria, il 15 novembre manifestazione nazionale

Genova. Non c’è limite alla crisi del comparto edile in Liguria. Secondo gli ultimi dati di Infocamere e Movimprese dall’inizio dell’anno il settore delle costruzioni ha perso complessivamente 166 imprese. Anche per questo il 15 novembre i sindacati scenderanno in piazza, a Genova e in altre 99 piazze italiane, per chiedere lo sblocco delle opere pubbliche e private.

Il saldo negativo emerge dalla differenza tra le nuove iscrizioni (1.399 dal 1° gennaio a fine settembre) e cessazioni non d’ufficio (1.505), numeri ai quali vanno aggiunti 47 scioglimenti e liquidazioni volontarie, 11 fallimenti e 2 concordati preventivi. Nessuna inversione di tendenza, insomma, rispetto al 2018. E anzi, situazione che sembra peggiorare. Nello stesso periodo dell’anno il bilancio regionale segnava meno 129 aziende. Sostanzialmente in pari i numeri relativi solo al terzo trimestre del 2019 (328 imprese che aprono, 329 che chiudono), mentre nel 2018 era leggermente positivo (249 contro 227).

Le aziende chiudono i battenti perché le opere non partono – commenta Andrea Tafaria, segretario regionale della Filca Cisl – il 15 novembre ci sarà una manifestazione nazionale in cento piazze tra cui anche a Genova. Faremo un presidio sotto la Regione Liguria e un corteo fino alla prefettura, consegneremo un documento con tutte le opere da far ripartire”.

L’elenco, in realtà, è una litania ben nota. C’è la Gronda, certo. Ma nell’immediato anzitutto il nodo ferroviario: per ripartire coi cantieri dopo il crac di Astaldi si attende ancora dopo mesi la nomina ufficiale di Marco Rettighieri a commissario da parte dal Governo. Così come dal ministero dei trasporti deve arrivare il via libera ad Autostrade per l’affidamento diretto a Pavimental del nodo di San Benigno dopo il fallimento di Carena (nel frattempo i sindacati saranno a Roma il 20 novembre a chiedere la cassa integrazione straordinaria per i 42 dipendenti, oltre alla clausola sociale per assicurare loro la continuità). “Ma punteremo anche su dissesto idrogeologico, edilizia sanitaria, edilizia scolastica”, spiega Tafaria.

Ad attendere ci sono in tutto 7mila disoccupati in Liguria. Con la Regione è in via di definizione un’intesa per riqualificarli con appositi corsi alla scuola edile. Pronto a partire c’è lo scolmatore del Bisagno, ma si lavora in prospettiva pure sulla Gronda anche se la decisione politica è tuttora un rebus. L’unica certezza per ora è quella dei numeri che dipingono un settore in grave carenza di ossigeno.