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Genova sommersa come Venezia? Non per ora, ma “guai ad abbassare la guardia”

Matteo Vacchi, ricercatore e docente all'Università di Pisa, spiega come i cambiamenti climatici stiano già portando i loro effetti, "basti pensare alla mareggiata dell'ottobre 2018"

Genova. Dopo i problemi legati al fenomeno dell’acqua alta da record a Venezia è tornato d’attualità un focus realizzato dall’Enea, ente del ministero dello Sviluppo economico, sul possibile effetto sui porti italiani dell’innalzamento stimato del livello del mare per via dei cambiamenti climatici: la stima è di circa un metro al 2100, con picchi superiori a Venezia (più 1,064 metri), a Napoli (più 1,040 metri), a Cagliari (più 1,033 metri), ma anche Genova è nella lista con una stima minima di 0,922 centimetri e di 1 metro e 92 di massima.

Sul tema abbiamo chiesto un parere a Matteo Vacchi, ricercatore genovese, docente di Evoluzione e Gestione delle Coste all’Università di Pisa. Lo pubblichiamo integralmente.

“Genova non rischia a breve termine ma una seria riflessione sugli impatti dei cambiamenti climatici sulla costa ligure non può essere rimandata. Le tragiche immagini di Venezia e le allarmanti proiezioni sull’innalzamento del livello del mare recentemente rilasciate dall’IPCC devono suonare come un campanello di allarme per gli amministratori e i gestori della fascia costiera Ligure. Certamente le nostre coste sono più resilienti rispetto a quelle dell’alto Adriatico data la morfologia generale dell’arco ligure caratterizzato generalmente da coste alte rocciose inframezzate da piane costiere di limitata grandezza.

Tuttavia il mare sta salendo eccome lungo le coste liguri. Il confronto tra i dati geologici degli ultimi millenni e quelli registrati dal mareografo più antico d’italia, quello genovese appunto, ci dicono che, con l’inizio delle forti emissioni industriali durante il ‘900, il livello del mare ha quadruplicato i suoi tassi di risalita rispetto ai 2000 anni precedenti.

Nei prossimi 100 anni questi tassi di risalita sono destinati ad aumentare in modo notevole anche nel caso di raggiungimento dell’obbiettivo di restare al di sotto degli 1,5 C° al 2100 fissato dall’accordo di Parigi che, tuttavia, difficilmente verrà raggiunto. Con gli attuali livelli di emissioni, gli esperti del Mediterranean Climate and Environmental Change (Medecc) hanno previsto un aumento della temperatura in Mediterraneo di circa 2.2°C nel 2040.

Le conseguenze sulle aree costiere di tale scenario sono difficilmente quantificabili. Le più recenti proiezioni al 2100 parlano di un innalzamento minimo di 0.43 cm per uno scenario di drastica riduzione delle emissioni, oramai irraggiungibile, e fino a 110 cm per uno scenario con emissioni simili alle attuali nei prossimi anni. Questi scenari potrebbero essere ancora peggiori nel caso di collassi rapidi di parti delle calotte glaciali Antartiche e della Groenlandia.

Anche se la costa Ligure non è sicuramente annoverata tra le aree a più alto rischio di sommersione tuttavia l’innalzamento del livello del mare e, più in generale, il cambiamento climatico in atto potrà avere significanti conseguenze sulle coste liguri. Basti pensare alle mareggiate dello scorso anno che hanno devastato una buona parte del levante ligure. La notte del 29-30 Ottobre 2018, gli effetti violenti della mareggiata sono stati amplificati da un particolare effetto barometrico denominato “surge” delle onde che ha temporaneamente sollevato il livello medio del mare di circa 40 cm.

La mareggiata di Rapallo ci ha dato quindi un avvertimento su come potrebbe essere complicato gestire le libecciate invernali tra una trentina d’anni. In più, un aumento del livello del mare di circa 1 metro modificherà in modo significativo la dinamica del litorale, il trasporto dei sedimenti e la morfologia della costa.

I costi derivanti dall’adeguamento delle strutture portuali, soprattutto nei piccoli porticcioli, e delle opere di difesa costiera che cercano a fatica di mitigare i fenomeni di erosione delle spiagge saranno quindi ingenti, in particolare se non si raggiungerà rapidamente un accordo importante per ridurre le emissioni inquinanti in tempi molto rapidi”.