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Gang legata alla camorra truffava gli anziani in tutta Italia: una decina di colpi a Genova in pochi mesi

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Genova. La tecnica è quella usata da molte gang criminali, quella del finto avvocato che chiama gli anziani facendo loro credere che un parente, colpevole di aver causato un incidente d’auto è stato arrestato oppure che l’auto era priva di assicurazione. In entrambi i casi all’anziano viene detto che deve pagare. Chi si convince circa 10-15 minuti dopo la telefonata riceve la visita di un sedicente emissario dell’avvocato a riscuotere il denaro. Tremila euro la richiesta che veniva fatta a ciascuno e se la vittima spiegava di non avere contanti sufficienti, il malfattore lo convinceva a integrarli con gli ori di famiglia.

Quello che emerge dall’operazione Condor, coordinata dalla procura distrettuale di Napoli e che in Liguria ha consentito alla squadra mobile di Genova di individuare gli autori di una ventina di colpi, era l’organizzazione meticolosa e il numero di truffatori coinvolti: 82 indagati, di cui 51 colpiti da ordinanza di custodia cautelare. Erano divisi in batterie composte da una decina di uomini e donne, alcuni “telefonisti” altri “trasferisti” sul territorio dove decidevano di agire.

Ma l’organizzazione criminale (formata di toto da napoletani di età compresa tra 30 e 50 anni) sgominata all’alba di oggi ha un’altra peculiarità che è tutt’altro che un dettaglio: era legata al clan camorristico dei Contini di Vasto e Acerra.

Era un dealer legato ai Contini a procurare le schede telefoniche alla gang, cosi come le auto per i trasferisti, ed era una gioielleria sembra riconducibile al clan ad acquistare gli ori sottratti durante le truffe. Non solo: ai Contini i truffatori davano una parte del loro guadagno, tra il 10 e il 20%.

A Genova i colpi sono stati una decina in pochi mesi, tra la fine del 2015 e l’aprile 2016. Tre i quartieri coinvolti più degli altri: Albaro, Quarto e San Fruttuoso. Centottanta i colpi realizzati a livello nazionale e un’attività che rendeva circa 300 mila euro a settimana.

Vista che è noto ormai come gli anziani non solo non avvertono le forze dell’ordine in caso di truffa ma spesso si vergognano di dirlo anche ai parenti è particolarmente importante che siano loro stessi a fare prevenzione dicendo al genitore o al nonno di non fidarsi mai di chi gli chiede soldi al telefono per un parente in difficoltà e di digitare invece immediatamente il 112.