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Ex Ilva, tra i lavoratori di Cornigliano esplode la rabbia: “Pronti come sempre a difendere il nostro lavoro”

Le accuse: "Nessun investimento nella banda stagnata che avrebbe creato nuovo lavoro, ora non abbiamo nemmeno più i pezzi di ricambio"

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Genova. E’ carica di tensione e rabbia l’aria che si respira oggi tra i capannoni e sulle banchine dello stabilimento ex Ilva di Cornigliano. E se il futuro è incertissimo, di una cosa gli operai genovesi sono convinti:“Saremo come sempre pronti a fare tutto ciò che è necessario” dice Fabio Rotella, 38 anni.

Fabio all’Ilva lavora da quando di anni ne aveva 20. Ha vissuto la chiusura dell’area a caldo, il passaggio dai Riva all’amministrazione straordinaria, poi il nuovo salto nel vuoto con l’affitto al gigante Arcelor Mittal. “Conviviamo con l’incertezza da quindici anni ormai – racconta Fabio che lavora al Rip, il reparto che si occupa della manutenzione dei binari – ma quello che ci fa più rabbia è stato il comportamento del governo che prima ha firmato un accordo e poi non l’ha rispettato. Gioca con la vita di 10 mila e passa famiglie, ma a Genova non staremo con le mani in mano. E se dovremo fare più di quello che abbiamo fatto finora lo faremo”.

Il suo collega di reparto, Luca Tuveri di anni ne ha 45 e all’Ilva lavora da quasi vent’anni: “C’è una situazione di tensione interna da almeno due mesi – spiega Luca – tra pezzi di ricambio che non arrivano, squadre di lavoro dimezzate, un rallentamento delle navi in arrivo sul molo e il fatto che ci stanno obbligando a smaltire le ferie”.Luca, moglie e due figli a carico, sa che il futuro prossimo sarà segnato ancora una volta dalla protesta in strada: “Dovremo ancora una volta difendere il nostro lavoro – dice – e non ci tireremo certo indietro”.

Sciopero Ilva 6 novembre

A mettere l’accento sui mancati investimenti di questo prima anno di Mittal sono in tanti fra i lavoratori di Cornigliano. Emiliano Bruschi, 44 anni, lavora al reparto che si occupa dell’imballo rotoli: “Di tangibile dall’arrivo di Mittal, non abbiamo visto nulla, abbiamo continuato a operare su impianti sempre più logori e, al di là di operazioni di facciata e grandi annunci, sul nostro lavoro non hanno investito un euro”. La preoccupazione per il futuro è tanta: “A noi sono stati dati 20 giorni di tempo quando è subentrata Mittal per decidere se accettare o meno l’esodo agevolato – ricorda – ma con tre figli non è che sia semplice decidere se lasciare o meno un posto di lavoro mentre questi ci hanno messo un anno per fare di un contratto carta straccia e decidere di andarsene”.

Adriano Garofalo, anche lui 44 anni, è in Ilva dal 2002. Lavora al Molo dell’Ilva e anche lui mette l’accendo sui mancati investimenti: “No solo da oggi, ma dai tempi dei commissari, nessuno ha voluto investire sulla banda stagnata che è un fiore all’occhiello e avrebbe creato nuovi posti di lavoro invece di cassintegrati. E adesso, non ci importa nulla nemmeno di chi è la colpa, anche se il Governo ne ha molta, a noi interessa solo difendere il nostro lavoro e il nostro salario”.

Adriano che ha due bambini pensa alla situazione degli operai di Taranto, stretti tra il lavoro e la salute dei propri figli e ricorda: “Noi quella battaglia l’abbiamo combattuta e quando si è deciso di chiudere l’area a caldo per salvaguardare la salute degli abitanti di Cornigliano siamo scesi in piazza per difendere i nostri diritti: abbiamo ottenuto l’accordo di programma , ce lo siamo conquistati e ancora oggi ce lo teniamo stretti e nessuno lo dovrà mettere in discussione”.

Christian Ferrando, collega di reparto di 39 anni, due figli anche lui, concorda: “Questi su Genova non hanno mai investito soldi e ora non funziona più nulla. Di due banchine ne abbiamo solo una agibile e poi lamentano il fatto di non aver raggiunto i sei milioni di tonnellate l’anno”.

Domani una folta delegazione dei mille lavoratori di Arcelor Mitta a Genova sarà in Regione per il tavolo convocato dal presidente Toti: nessuno sciopero per ora ma solo questione di giorni se non di ore. E tutti sulle banchine sono pronti all’ennesima battaglia.