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Ex Ilva, se si ferma Taranto a Genova lavoro solo per pochi giorni

Palombo: “Siamo incazzati”. Ma Cornigliano potrebbe sopravvivere anche senza Taranto

Genova. Mille dipendenti che lavorano nello stabilimento ex Ilva, oggi Arcelor Mittal, di Cornigliano. Circa 280 lavoratori rimasti sotto il cappello di Ilva in amministrazione straordinaria in cassa integrazione con il reddito integrato dai lavori di pubblica utilità grazie all’accordo di programma del 2005 quando Genova, senza la necessità di alcun intervento della Procura, decise di spegnere gli impianti a caldo.

Il futuro dello stabilimento di Cornigliano dipende certamente da Taranto ma, nella peggiore delle ipotesi, potrebbe lavorare in modo indipendente?

Probabilmente sì, perché l’acciaio che oggi arriva via nave dallo stabilimento di Taranto potrebbe arrivare direttamente dalla Francia o dalla Spagna. Genova inoltre è l’unico stabilimento italiano che produce la banda stagnata. Per Genova quindi, così come per Novi ligure e per Marghera, potrebbe astrattamente esistere un futuro anche senza Taranto. Servono tuttavia investimenti che in questi mesi non sono arrivati portando l’rsu ad aprire già due stati di agitazioni per la mancata manutenzione degli impianti.

Nella convulsa situazione di queste ore è comunque presto per dipingere scenari a lungo termine. A breve termine, anzi a brevissimo, il quadro è un altro: se Taranto, come annunciato dall’ad Lucia Morselli, comincerà a mettere in sicurezza gli impianti, da lì non arriveranno più navi. Già questa sera una nave proveniente dallo stabilimento pugliese e diretta a Cornigliano è stata dirottata nel porto commerciale di Genova. “Se Taranto spegne gli impianti – spiega il coordinatore dell’rsu Armando Palombo – noi potremo lavorare l’acciaio che già abbiamo qui, ma è questione di giorni, poi anche Genova si fermerà”.

E tra gli operai di Cornigliano il livello di tensione sale: “Non abbiamo paura – dice ancora Palombo – siamo incazzati. Preoccupati e incazzati e non abbiamo nessuna intenzione di perdere un solo euro per una situazione in cui Genova non ha alcuna responsabilità”.

Pronti a scendere in piazza quindi? “Mercoledì incontreremo la Regione con cui abbiamo fissato un incontro. Ci andremo con una folta delegazione, ma per ora probabilmente niente sciopero, perché quando cominceremo con gli scioperi, se ci costringeranno a farlo, poi non finiremo più”.